Uno sguardo etnografico sul cambiamento in atto

Perché l’élite dominante non comprende le dinamiche sociali che stanno determinando questa recente, e per certi versi drammatica, ondata rivoluzionaria?
di Dafni Ruscetta.
La mia formazione antropologica mi porta a fare alcune considerazioni, a freddo, sugli sviluppi degli ultimi avvenimenti su scala mondiale. Anzitutto mi porta a riflettere sullo scarso interesse che l’establishment mondiale dominante – politica, business, accademia, banche, stampa, grandi gruppi industriali etc. – ha riposto nella comprensione di alcune dinamiche sociali che stanno determinando questa recente, e per certi versi drammatica, ondata rivoluzionaria.
Sarebbe un errore, inoltre, continuare a etichettare questa inversione di tendenza come semplice malcontento o sfiducia nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti appartenenti al ‘sistema’. C’è molto di più.
Donald Trump ha ‘travolto’ tutto e tutti. Semplicemente perché si è posto ‘contro’ gran parte di quel sistema, che a sua volta ha cercato di contrastarlo in vari i modi. Ha vinto – e avrebbe vinto in ogni caso – le elezioni americane a prescindere dalle innumerevoli gaffe o scorrettezze che hanno contraddistinto la sua campagna elettorale e il suo passato. Perché quello che è mancato davvero alla classe dirigente – e che continua a mancare per scarsa aderenza alla realtà – è uno sguardo etnografico sul cambiamento in corso.
I rappresentanti dell’attuale establishment (dai giornali all’economia, dalla finanza alla politica etc.) hanno preferito affidarsi ai guru del marketing politico ed elettorale piuttosto che a esperti in grado di decifrare le dinamiche culturali sottese alle attuali società moderne – perlopiù sociologi e antropologi – per interpretarne i drastici cambiamenti in atto (le tendenze, le paure, le aspettative, i nuovi media etc.).
Non intuendo a tempo – e ormai è già tardi per farlo – che il mondo stava cambiando profondamente, talmente a fondo che questo periodo storico sarà evocato negli anni a venire (nei prossimi decenni e finanche nei prossimi secoli) come una svolta epocale nella storia dell’umanità.
La colossale trasformazione che sta avvenendo all’interno della civiltà occidentale sarà verosimilmente ricordata, al pari di un evento quale la ‘Rivoluzione Francese’, come la riaffermazione naturale – sebbene mediata da nuovi gruppi di potere e da nuovi mezzi di comunicazione – del riconoscimento dei diritti inalienabili dei più deboli, degli ‘ultimi’, dei sofferenti. Non a caso Papa Francesco, una delle figure che maggiormente stanno contribuendo a questa nuova spinta etica e ‘ideologica’, non ha espresso alcuna valutazione personale sul nuovo presidente degli Stati Uniti, semmai rinviando un giudizio al suo futuro operato nei confronti dei poveri.
Il sistema di potere dominante da troppo tempo si è lasciato ‘fagocitare’ dalla propria autoreferenzialità, non essendo più capace di stare in mezzo alla gente, non ha saputo abbandonare – per assuefazione alla mondanità – i salotti del perbenismo, del benessere e della spartizione delle risorse tra pochi intimi. Non si è nemmeno posto il problema, come dicevo poc’anzi, di analizzare a fondo e di comprendere le tendenze culturali dominanti. Questo avrebbe consentito, ad esempio, di rendersi conto che le pulsioni interne alle società occidentali stavano ‘degenerando’ in nuove forme di protesta e di partecipazione che avrebbero, poco a poco, prima evidenziato le profonde fratture del sistema, successivamente sostituito quelle forme di potere, di accaparramento delle risorse con altre più inclusive o semplicemente di rottura. E ormai è tardi.

Certo, il tutto è stato favorito potenziato e amplificato dalla crisi economica, che storicamente crea confusione politica e fa perdere molti punti di riferimento. Ma la storia spesso si ripete a cicli, i grandi cambiamenti sociali e antropologici (e poi politici, economici etc.) avvengono in corrispondenza di grandi sofferenze, di paure, di scivolamenti verso il basso. E quando questi scivolamenti sono avvertiti dalla gran parte della popolazione, ma i suoi ‘sovrani’ sono impegnati nel beato ozio o nel dormiveglia di una costante celebrazione autoreferenziale, prima o poi lo smottamento travolge tutto, rigirando la terra e le sue sementi.

Pubblicato su Megachip, un estratto pubblicato anche su L’Unione Sarda (versione cartacea) del 16 novembre 2016.


About Antonietta Martinez 29 Articoli
Spero in un futuro migliore