La sinistra, il ‘renzismo’ e l’anti-sistema

Beppe Grillo in un'immagine d'archivio. ANSA/ANGELO CARCONI

di Dafni Ruscetta

Il renzismo non si può certo definire di sinistra. Occorrono altri spunti alla sinistra italiana, altre proposte credibili, o quel modello è destinato a dissolversi nel giro di poco tempo. E questo potrebbe capitare a breve – forse addirittura alle prossime amministrative – sotto la spinta del rullo compressore del M5S. E non basta, come vorrebbero alcuni proclami di certa sinistra (o pseudo tale) secondo cui in Grecia sia andata al governo una forza come Syriza e in Spagna tra qualche mese Podemos (movimento dal basso di sinistra) potrebbe travolgere le istituzioni centrali prendendone il controllo. E a nulla è servito, nella penisola Iberica, che il PP pur avesse realizzato quelle riforme che hanno permesso alla Spagna di riagganciare la ripresa economica negli ultimi mesi. Ormai l’ondata in piena degli ex Indignados, con i suoi slogan sociali e rivoluzionari, ha travolto tutto e potrebbe spazzare via la vecchia classe politica nel giro di pochi mesi, quando si terranno nuove elezioni politiche per il governo del Paese.

Possiamo credere che il partito ‘unico’ di Renzi possa davvero ottenere un risultato elettorale soddisfacente tra due settimane? Con tutte le tensioni sociali create dal prepotente Presidente del Consiglio e dal suo entourage di rottamatori? Per di più in presenza di tanti scandali quotidiani che hanno coinvolto lo stesso partito, come quelli della capitale ad esempio. Crediamo davvero che questo modo di fare – in grado di creare  anche fratture molto profonde addirittura tra alcuni poteri dello Stato  – possa essere ancora vincente?

Perché penso che il M5S otterrà un buon risultato? Perché è l’unica vera forza politica ancora immune da quelle becere dinamiche di un sistema che si sta frantumando. D’altra parte, il M5S è l’unica forza politica – e diciamolo pure, sebbene non giuridicamente…un partito! – immune da quelle dinamiche che stanno frantumando la credibilità di un intero sistema.

E poi, come non notare che i parlamentari del M5S (cito loro perché sono quelli più visibili, in virtù dell’importante ruolo ricoperto) sono gli unici che sanno andare e stare in mezzo alla gente, di cui parlano la stessa lingua, usano gli stessi mezzi di trasporto, lo stesso abbigliamento etc. Sono questi i segnali che, anche in Italia, la politica è a un passo dal cambiamento senza ritorno. E quel cambiamento può solo essere accelerato dai recenti fenomeni di disgregazione politica e sociale in atto – in maniera tanto rapida quanto sorprendente – in tutta Europa. Segnali che, spesso, sono evidenti già nella disgregazione delle istituzioni nazionali; avete notato, ad esempio, il grado di tensione tra governo e magistratura, due dei principali poteri dello Stato, nelle scorse settimane?

E che dire della capacità, da parte del M5S, di parlare a più classi sociali, a più fasce di età? A quanto pare, così come accaduto in Spagna per il PP, anche in Italia i bonus da 80 euro e le nuove promesse del ‘capitan’ Renzi non fanno più presa sull’elettorato, ormai stanco dei soliti giochini all’italiana.

E questo è niente, perché il M5S è sempre in crescita anche tra i sondaggi ufficiali. La gente pare gli riconosca soprattutto quell’appartenenza sincera a un contesto che è più vicino alla strada, al semplice cittadino, che alle logiche di partito accentratore, cooptativo e, cosa ben peggiore, corrotto. Immaginate cosa potrebbe succedere se, a seguito di una netta vittoria della compagine 5S alle prossime amministrative, si andasse a elezioni anticipate per il Parlamento.

Il M5S, complice la grave crisi degli ultimi anni, ha sempre parlato alla ‘pancia’ dei cittadini, ammiccando qua e là alle diverse categorie sofferenti. Ma ha capito anche che, per poter rovesciare democraticamente il sistema prendendo le redini delle istituzioni, ha bisogno non solo di un’ampia e variegata base popolare (strategia perseguita sin dall’inizio e ormai acquisita), ma anche del supporto di importanti categorie professionali e sociali.

Tutte dinamiche di un gioco che si ripete da secoli, forse da millenni. La storia dell’umanità è come una ruota, ci sono improvvisi momenti ciclici di grande cambiamento. Momenti di un tale impeto a cui non ci si può opporre, prima o poi arrivano e travolgono tutto. Signori, la ricreazione è finita. Fatevene una ragione.

di Dafni Ruscetta

 

La foto è tratta da Huffington Post.