“Uno vale uno” o “uno vale l’altro” ?

Nel corso dei vari incontri nei quali, in qualità di assistente, seguo Andrea (Vallascas ndr) per la sua attività di cittadino portavoce parlamentare, ho potuto constatare, come mai prima, il livello di malessere diffuso in tutti i territori della Sardegna. Negli ultimi tempi centinaia di persone si sono avvicinate al Movimento anche solo per poter urlare il proprio disagio e il senso di impotenza di fronte a uno stato che non le sente, non le vede e non le rivolge nemmeno la parola.
Tanti attivisti sono impegnati ogni giorno nella denuncia del degrado del tessuto produttivo e sociale regionale; noto tuttavia che gran parte del tempo che dovrebbe essere dedicato alla proposta si sta spostando sempre più di frequente verso la sola sterile attività di denuncia.
I gruppi locali chiedono insistentemente ai portavoce di impegnarsi nei riguardi di specifici problemi dei territori spesso senza offrire un lavoro qualitativamente utile all’analisi e alla definizione di opportune soluzioni.
Nel sostenere quindi la legittimità di tutte le istanze vorrei quindi rilevare un problema di carattere metodologico e concettuale.
Il termine “portavoce” non è stato scelto a caso dal movimento; ha il significato di definire un ruolo legato a una fase del lavoro collegiale e cooperativo che sta alla base del nostro modello partecipativo; l’obiettivo è quello di riuscire a portare a un livello istituzionale il lavoro svolto dagli attivisti nei loro territori.
Il sistema di formazione delle decisioni che ci contraddistingue prevede che le istanze si risolvano in una proposta di livello legislativo o normativo definita e compiuta a cura dalle comunità che direttamente sono coinvolte nei singoli problemi.
Ai portavoce spetta il compito di formalizzare tali proposte in sede legislativa su richiesta dei gruppi di lavoro. Dunque è perfettamente inutile e improduttivo continuare a formulare sterili richieste e rimostranze nei confronti degli “eletti” senza poi fornire gli stessi gli strumenti utili a un proficuo iter normativo; questo è un atteggiamento tipico di un vecchio modo di fare politica che il M5S sta tentando di mettere nella scatola dei ricordi di questo paese.
Aggiungo un’altra considerazione. Tutti coloro che oggi si affannano per ore ed ore, ogni giorno, a spammare sui vari spazi del web, riguardo alla giusta necessità di adottare una modalità quanto più democratica possibile nella scelta dei candidati a prossimi portavoce regionali, ricordino che, se è vero che “uno vale uno” non sempre è vero che “uno vale l’altro”; la qualità delle proposte formulate dal movimento, all’interno dei parlamenti nazionali regionali e locali, dipende infatti dal lavoro svolto sul campo dagli attivisti; soprattutto da quelli che aspirano a essere nominati portavoce.
A questo proposito mi sarei aspettato in questi mesi di essere sommerso dalle proposte di legge provenienti dai territori, da richieste di presentazione di interrogazioni, interpellanze parlamentari e mozioni corredate da studi specifici; tutte attività da calendarizzare nelle commissioni e nelle aule di camera e senato e trasformare in atti concreti.
Questa dovrebbe la tipica funzione che contraddistingue l’attivista dal semplice simpatizzante. Nulla di tutto ciò è accaduto e il lavoro e i risultati del Movimento nel loro complesso ne sono stati inevitabilmente mortificati. Esorto dunque tutti coloro che legittimamente aspirano a rappresentare il Movimento nelle istituzioni a dare dimostrazione del loro valore nell’esprimere proposte serie, corredate da studi e analisi inappuntabili e direttamente cantierabili a livello istituzionale. Insomma fateci capire che anche se “uno vale uno” non è detto che “uno vale l’altro”.


About Nicola Di Cesare 8 Articoli
Laurea Specilistica in Scienze Economiche modellistico statistiche. Attualmente consulente per Sistemi di gestione per la qualità ambiente e sicurezza.

1 Comment

  1. Nicola, concordo con la tua analisi, sincera e molto pratica, ho anch’io constatato che il nostro MoV5s ha, semplificando 2 anime come la cosidetta opione pubblica, ovvero la prima, schifata dalla casta politica, vede la risoluzione dei ( suoi )problemi, nella cancellazione di tutti i politici, idee, valori e programmi compresi, salvo poi quando deve affrontare i ( propri) problemi rinfacciare (anche ai nostri cittadini eletti) la risoluzione, immediata e risolutrice degli stessi. L’altra parte è costituita da persone che amano la propria terra, le sue radici e valori fondanti la nostra identità, il che li porta a studiare i problemi, con gli effetti scaturiti da cause, non sempre immediatamente identificabili. Io nel mio piccolo seguo da 40 anni i problemi dell’inquinamento industriale e degli effetti devastanti sul territorio e negli abitanti/lavoratori,e da una ventina anche i territori inquinati dalle esercitazioni militari, ho dato ai nostri cittadini eletti, una ipotesi di lavoro parlamentare scritta assieme a dei comitati Sardi di vittime dell’inquinamento e inviati alla Camera e al Senato, dopo il sopralluogo al PISQ, da Giugno aspettiamo una risposta.

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