Acqua e Lavoro: due diritti irrinunciabili

Il 25 luglio i lavoratori Abbanoa, quasi l’80% secondo fonti aziendali, hanno scioperato per la situazione delicata che stanno vivendo da alcuni mesi.
Abbiamo ricevuto una lettera e una richiesta di sostegno da parte di alcuni dipendenti dell’azienda, i quali lamentano una condizione particolare e allarmante, che potrebbe presto avere conseguenze anche per l’intero sistema idrico isolano e per le famiglie di sardi che utilizzano l’acqua, bene pubblico primario e irrinunciabile. La lettera, firmata da alcuni dipendenti, parte dalla constatazione drammatica che il ritardo nel pagamento degli stipendi del personale stia mettendo in seria difficoltà centinaia di famiglie (ricordiamo che il numero di persone impiegate nella Spa è di oltre 1.400).
Situazione analoga sta vivendo anche tutto l’indotto legato ad Abbanoa, con le imprese appaltatrici che non sono più in grado di garantire gli stipendi e la stabilizzazione dei contratti ai propri collaboratori.
Nella lettera, già pubblicata nei giorni scorsi da alcuni giornali isolani, si accusa la Regione Sardegna di aver tergiversato nella capitalizzazione dell’azienda – capitalizzazione peraltro prevista da Statuto fin dalla sua nascita, essendo la Regione nella compagine sociale dell’azienda con circa il 13% del capitale – con la motivazione, che per i lavoratori sarebbe un pretesto, di non poter versare la quota “senza il necessario parere positivo da parte della UE, visto che in tale azione si sarebbe potuto configurare un illecito finanziamento pubblico a soggetto privato”. Da quello che emerge dalla lettera infatti, la Regione avrebbe ritardato la capitalizzazione in quanto sarebbe necessario un preventivo parere da parte di Bruxelles. Tale versione viene però contestata dal gruppo di dipendenti, i quali sostengono che non si possa parlare di finanziamento pubblico a privati, dal momento che Abbanoa è certamente una S.p.A. (quindi un soggetto giuridico privato), ma le cui azioni sono di proprietà di soggetti pubblici (Regione e Comuni), quindi un soggetto economico pubblico. Stante questa premessa, secondo i rappresentanti del personale, non occorrerebbe alcun parere dell’Unione Europea.
Inoltre, si legge ancora nel documento, la stessa Regione Sardegna avrebbe partecipazioni in altre società private (il riferimento è a un articolo pubblicato in terza pagina de L’Unione Sarda il 10 luglio scorso) che, pur manifestando bilanci in passivo e non essendo titolari di un servizio pubblico di primaria rilevanza sociale come l’acqua, verrebbero costantemente “sanate” con i contributi della Regione.
La lettera si conclude con l’appello rivolto alla Regione per il rispetto degli impegni e degli atti costitutivi della Società a tutela del diritto al lavoro, “lavoro svolto con difficoltà ma sempre con onestà, trasparenza e massimo impegno”.

a cura di Dafni Ruscetta


9 Comments

  1. Condivido le ultime due posizioni.
    A mio parere la gestione comunale non può essere la soluzione in quanto le lacune di questa gestione sono emerse pesantemente proprio attraverso i vari passaggi di consegne seguiti alla legge Galli. Il sistema comunale poteva essere considerato il migliore solo quando era l’unico.
    Con la legge Galli è stato avviato in Italia un importante processo di riorganizzazione del settore idrico. Precedentemente infatti questo veniva gestito in maniera estremamente disomogenea e frammentata impedendo così che il servizio potesse raggiungere standard qualitativi adeguati.
    Concordo dunque sul fatto che la questione “acqua” sia molto complessa e che meriti pertanto la giusta attenzione ed il giusto rigore, quell’attenzione e quel rigore che mi auguro il M5S vorrà dare per proporre una soluzione a questo annoso problema che non riguarda il solo territorio regionale, ma che coinvolge l’intera nazione.

  2. A me pare invece che sia necessario studiare bene, informarsi e poi mettere appunto un progetto alternativo o migliorativo. Il commento di Porico denota, secondo me, mancanza di conoscenza sull’argomento che viene trattato in modo purtroppo, a mio parere, troppo superficiale e quindi inutile e sterile al fine di trovare soluzioni valide per TUTTI. Se il M5S vuole partecipare alle prossime elezioni regionali (cosa che mi auguro!) non potrà permettersi di non conoscere la questione del sistema idrico integrato in Sardegna, non potrà permettersi di dire “abbattiamo Abbanoa” senza dare una alternativa.
    Procedo con ordine.
    1) La legge di riferimento è la legge Galli del 1994 che prevede il passaggio del sistema idrico dai comuni ad un ente gestore. Al momento, non mi risulta che esista alcuna normativa che renda possibile il passaggio contrario. Pertanto quello che suggerisce Porico di “restituire” il sistema ai Comuni non è realizzabile se non con un’azione legislativa mirata che metta in discussione anche la normativa europea. Stante che si decida in tal senso, come si gestisce il transitorio? Dovrà comunque funzionare un gestore che nel transitorio gestisca correttamente il servizio.
    2) Purtroppo la “negazione della risorsa” è un atteggiamento “allineato” alla gestione di beni oggetto di acquisto. L’energia elettrica se non pagata ti viene negata ed è un bene primario. Il mangiare, se non lo paghi ti viene negato ed è un bene primario. Quando i Comuni prendevano aiuti di Stato e dalla Regione, l’acqua era gratis e lo era però con enormi inefficienze (perdite) e danni ambientali (depuratori inesistenti o non funzionanti), oneri di urbanizzazione acquisiti e mai spesi per efficientamento di reti e impianti, non si pensi che i Comuni siano stati bravi nella gestione dell’acqua e dei reflui, anzi. Mi spiace che Porico, nella sua analisi a ritroso, non ne abbia fatto menzione. Acqua gratis è una bufala da incantatori di serpenti. L’acqua dovrebbe, secondo me, essere pagata da tutti, con una tariffa socialmente ed industrialmente sostenibile ovvero frutto di uno studio attento e responsabile, sin’ora mai fatto. Tale scelta eviterebbe il “doppio finanziamento” da parte del cliente/cittadino.
    3) Sinceramente leggere da un simpatizzante del Movimento “dispiace per chi vi lavora ma le difficoltà sono quelle di tutti” mi crea non poco disagio, stupore e disappunto. Su questa affermazione mi riservo il commento perché sarebbe al limite dell’educazione. Capisco un pò meglio però il motivo per il quale il nostro paese, la nostra isola procedono inesorabili verso il baratro.
    4) Porico si scorda di dirci chi potabilizza l’acqua del suo Comune. Dato fondamentale direi, almeno quanto l’estensione territoriale della rete.
    Mi rendo conto con dispiacere che un argomento di primaria importanza come l’acqua e la gestione del sistema idrico integrato sia assolutamente sottovalutato. Se si pensa di risolvere “il problema” sopprimendo Abbanoa, chiedo al Movimento la proposta di una soluzione alternativa che da subito possa sostituire l’attuale gestore. Il resto sono chiacchiere e propaganda sterile.

    • Salve Porico e Michele, la questione ‘acqua’ è molto più complessa di quanto si possa pensare. A mio avviso non è possibile risolvere il problema con proclami o prese di posizione semplicistiche e frettolose. D’ora in avanti occorre rigore, serietà e lungimiranza nell’affrontare ogni singolo problema della ns regione. Il M5S regionale già da alcuni mesi si sta organizzando per proporre soluzioni serie per la ns amata Sardegna. Una di queste riguarderà ovviamente l’acqua come bene pubblico. Nella realizzazione di questo programma ogni contributo da parte di cittadini, tecnici, esperti, simpatizzanti etc sarà il benvenuto. E’ ora che la politica e le sue scelte tornino nelle mani dei cittadini, che conoscono in prima persona le criticità del quotidiano dei vari settori della società. Tali scelte, tuttavia, devono essere il risultato di studi seri, della comprensione reale dei problemi e non del facile qualunquismo che una situazione drammatica come la nostra può favorire.

      • Personalmente condivido in toto la posizione di Michele e, di contro, mi permetto di censurare la posizione di Porico. Se l’acqua continua a sgorgane nei rubinetti è anche grazie alla costante attività dei dipendenti Abbanoa che, nonostante i disagi interni all’azienda e con enorme sacrifici, continuano ad operare affinché il servizio non subisca drastiche interruzioni. Teniamo bene in mente due aspetti: 1) l’attuale tariffa (che non è sicuramente tra le più alte d’Italia ma anzi si colloca sotto la media) è stabilita dall’Autorità d’ambito ottimale della Sardegna e non copre i costi di gestione 2) la mancata capitalizzazione, dovuta e mai attuata, è il peccato originale sul quale è stata fondata Abbanoa. Tutto il resto è aria fritta, comprese le cantilene sul “carrozzone clientelare” in quanto un unico ente gestore ha portato ad una drastica riduzione delle poltrone di sottogoverno di diretto controllo politico (quindi è successo l’esatto contrario). Per Porico mi permetto di aggiungere che le precedenti gestioni comunali, Esaf, Siinos, Govossai e Sim producevano perdite d’esercizio pari a 75 milioni di euro all’anno, quindi non si può certo dire che prima si stava meglio.

    • Sono in linea per quanto hai espresso, ma in modo accentuato mi sono posto la domanda::
      Ma il problema è veramente ABBANOA?
      Ritengo che l’erogazione dell’acqua sia effettivamente un Diritto, che come tale comporta anche un DOVERE.
      Il diritto ritengo debba delinearsi nel Servizio ai Cittadini, che come tali, alcini non possono abusare dell’uso a discapito di altri.
      Mi spiego meglio : L’utilizzo di un bene della colletività, non può essere visto come un dono, ma chiaramente deve essere remunerato da tutti!
      Questo concetto, come Cittadino, ritengo pertanto sia un ns.Dovere!.
      Pertanto, partendo da questo presupposto, l’azienda deve corrispondere al suo CLIENTE (cioè colui che usa e retribuisce il Bene/Servizio) e rispondere in proprio della sua inefficenza, quando si verifica!. Ipotizziamo che ABBANOA, fosse realmente un’azienda privata, (cioè un azienda che deve far quadrare i conti erogando servizi ed incassando il dovuto)….. pensiamo realmente che la gestione attuale, possa essere identificata come tale?
      Se iniziamo a valutare i COSTI di chi EROGA, che produce perdite, sprechi,inefficenze,lontananza dal Cliente,non investe, non incassa, regala il suo prodotto etc. etc. come possiamo pensare che un azienda in tali condizioni possa reggere e progredire???
      Personalmente e professionalmente, sono persuaso e convinto che le Aziende siano fatte dagli UOMINI e dal Capitale, e che questo debba essere messo a frutto esclusivamente dalle competenze specifiche, a tutti i livelli, chiaramente iniziando dai VERTICI, che con l’esempio,il lavoro, l’onestà, la produttività, la gratificazione professionale il raggiungimento degli obiettivi aziendali etc. siano valori fondamentali.
      ( volutamente non parlo delle retribuzioni, che a mio avviso, per tutti i LIVELLI devovo essere parametrate proporzionalmente ai RISULTATI e non alle Cariche, che quando poi sono supportate dalla PseudoPolitica, perdono qualsiasi valenza di MERITO!
      In conclusione ritengo che il GESTORE UNICO DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DELL’ATO SARDEGNA, chiamasi ABBANOA, non debba essere soppresso, in quanto a mio avviso, non è certamente il nome, che potrebbe fare la differenza, ma esclusivamente gli UOMINI !!!! che non corrispondano al titolo di LAVORATORI.
      Che se fossero tali,a tutti i LIVELLI, dovrebbero rispondere personalmente, del proprio operato, valutato dal risultato aziendale e indubbiamente, non dalla semplice appartenenza!
      A disposizione.
      marraspi

      • Una cosa è importante e dovrebbe servire da monito per tutta la classe politica regionale: l’acqua è cosa pubblica, un bene irrinunciabile per la vita di ogni cittadino/a. Un recente e inequivocabile referendum lo ha sancito in maniera incontrovertibile…che non venga in mente ad alcuno di sovvertire il risultato di quella espressione popolare!

        • L’acqua è sicuramente un bene irrinunciabile e nessuno lo sta mettendo in discussione. Qui però si sta parlando di servizio idrico integrato, ossia di quell’insieme di processi che consentono al cittadino di ricevere acqua nei propri rubinetti. Questo servizio ha un costo, il personale va pagato, i reagenti vanno acquistati, le bollette energetiche vanno pagate. Come afferma giustamente Michele, l’assenza (voluta?) dell’attuale amministrazione regionale sta comportando enormi disagi sia per gli utenti, sia per i dipendenti di Abbanoa.

      • MARRASPI ha secondo me centrato una porte importante del problema e questo mi da speranza che altri cittadini Sardi comprendano, come lui, il significato fondamentale di gestione del bene pubblico. Condivido in pieno il discorso dei diritti e dei doveri. Condivido anche il significato profondo che MARRASPI attribuisce alle risorse umane.
        L’acqua è e rimarrà un bene pubblico sino a quando, a difesa di questo principio, ci sarà una classe politica attenta alle problematiche che sino ad ora ho letto in questo forum. Il bene pubblico deve, secondo me, essere amministrato in modo DIRETTO dall’Amministrazione Pubblica, senza intermediari e con presenza. Mentre i cittadini devono esercitare il doppio controllo sulla gestione del bene: una volta come CLIENTI ed una volta come CITTADINI. Per fare ciò ritengo sia ottimale “avvicinare” i cittadini alla pubblica amministrazione, coinvolgendoli nella partecipazione alla gestione dei beni, delle risorse e dei soldi pubblici.
        Ritengo assolutamente inefficace ed inefficiente il lavoro di governo e controllo (pianificazione e programmazione) svolto sin’ora dell’attuale Amministrazione regionale che, in quanto volutamente assente, si è dimostrata incapace di valutare le priorità del nostro territorio, ponendo la questione dell’acqua all’ultimo posto e conducendo l’attuale gestore sull’orlo del fallimento. Abbanoa ha pagato e sta pagando la politica “fantasma” e di propaganda dell’attuale coalizione-inciucio a governo della Sardegna.
        La regione avrebbe dovuto leggiferare in materia di servizio idrico integrato, per esempio relativamente all’adeguamento della tariffa. Avrebbe DOVUTO adeguare il costo del servizio idrico integrato attraverso un opportuno piano di azione, portandolo ad un livello di sostenibilità accettabile sia per per i cittadini che per il gestore.
        Ripetere che l’acqua deve essere pubblica fa bene ma è ormai necessario ed improcrastinabile informare e coinvolgere i cittadini sul tema affinché sia possibile progettare azioni politiche concretamente realizzabili finalizzate alla gestione virtuosa di un bene di fondamentale importanza come l’acqua ed il ciclo integrato volto al suo recupero.

  3. Mi pare che anche il movimento 5S stia cadendo negli errori che hanno portato alla disintegrazione dello Stato. Andiamo un pò indietro nel tempo. La legislazione Europea suggeriva l’evento di un’ente in grado di gestire le risorse idriche in maniera più efficiente e distribuire la preziosa risorsa in modo più efficace e a miglir prezzo. Questo diede l’occasione ai nostri politicanti di fondare un enorme carrozone di raccomandati con conseguente peggioramento del servizio idrico generale e con grande dispendio corruttivo di risorse pubbliche. Il risultato è che ABBANOA è divenuto un’ente monopolistico che di SPA non ha nulla poichè i passivi della scellerata gestione vengono poi scaricati sulle famiglie ,molte volte negando la irrununciabile risorsa . Sinceramente dispiace per chi vi lavora ma le difficoltà sono quelle di tutti. Sarebbe profondamente immorale finanziare due volte -una con i soldi degli utenti e una con i soldi Regionali- la scellerata gestione di questo ente. Abito in un paese ove la risorsa H2O è sempre stata del Comune . Il risultato è che oggi ,dai Comuni vicini (con Abbanoa), vengono a prendersi l’acqua potabile per bere e cucinare. Nel mio Comune basta un solo addetto alle gestione dell’acquedotto e gli resta pure del tempo per dedicarsi ad altre incombenze Comunali.
    Chiudete ABBANOA alla svelta e tornate a responsabilizzare i Comuni, Non vi è altra soluzione.

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