Il silenzio dei sardi sui propri bambini avvelenati

di Stefano DeliperiGruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Eccola, la Sardegna.

E’ l’isola del sole, del mare e delle vacanze, dove si respira aria buona, ricca di iodio. L’isola dellabuona tavola, dei banditi e dei nuraghi. Magari i trasporti sono costosi e difficili, ma è unparadiso.

Questo pensano moltissimi continentali, italiani e stranieri, della nostra Isola, lì nel mezzo del Mediterraneo.

Luoghi comuni, ma anche mezze verità.

Però in Sardegna avvengono cose che altrove avrebbero provocato quasi certamente reazioni molto dure e determinate.

Qui, invece, il silenzio di quasi tutti.

Nel gennaio 2012 (nota stampa ASL n. 7 del 23 gennaio 2012) così avvertiva un comunicato stampa dell’Azienda sanitaria locale n. 7 di Carbonia, in seguito all’acquisizione di dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero dell’ambiente“…si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini da 0 a 3 anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia di età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel Comune di Portoscuso.

In precedenza, già nel 2008 L’Università di Cagliari (Dipartimento di sanità pubblica, Sezione Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente lasussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso,dovuto a valori di piombo nel sanguesuperiori a 10 milligrammi per decilitro. La letteratura medica, infatti, indica un’associazione inversa statisticamente significativa tra concentrazione di piombo ematico e riduzione di quoziente intellettivo, corrispondente a 1.29 punti di QI totale per ogni aumento di 1 µg/dl di piomboemia.

Ma non finisce qui.

75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari). Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata recentemente sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di OxfordMutagenesis.

Risultati altamente preoccupanti (per non dire altro) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

Qualche reazione almeno “vivace”?

Neanche per sbaglio.

Niente.

Hanno preso posizione solo la consigliere regionale Claudia Zuncheddu, che da anni in varie sedi affronta il grave problema, e alcuni senatori del Movimento 5 Stellecon un’interrogazione parlamentare un po’ dispersiva.

Che società è quella che permette silente l’avvelenamento dei propri bambini?

Rispetto ai deficit cognitivi  e allealterazioni del d.n.a. infantili è quasi un “sollievo” la semplice maggiore incidenzadi tumorileucemie mortalità degliadulti determinati dall’inquinamento industriale.

Per esempio, a Porto Torres, fra i lavoratori dell’area industriale, “sia per gli uomini sia per le donne sono presenti eccessi per il tumore del fegato … e la leucemia mieloide, mentre nellapopolazione residente dei Comuni interessati dall’area industriale “sono stati osservati eccessi di mortalità per tutte le cause, le malattie dell’apparato digerente, i tumori maligni e iltumore del fegato, inoltre “si trovano eccessi significativi per tumore del fegatotumore polmonare e tumore della prostata.

Infine, dal Registro tumori sassarese, si riscontrano “sia negli uomini sia nelle donne, aumenti per tutti i tumori maligni e tumore del colon, fegato e polmone (Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – studio epidemiologico, Ministero della salute, aree industriali di Porto Torres, 2012).

Non è un caso che in Sardegna – nella mitica isola del sole, del mare e delle vacanze – vi sia la maggiore estensione nazionale di siti contaminati: complessivamente 447.144 ettari rientrano nei duesiti di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001) e di Sassari-Porto Torres (L.n. 179/2002). Recentemente (31 gennaio 2013) è stato riclassificato quale sito di interesse regionale (S.I.R.) l’Arcipelago della Maddalena (O.P.C.M. 19 novembre 2008). Evitiamo noi sardi una volta tanto vittimismo e ignavia, è necessario realizzare bonifiche ambientali,riconversioni economico-sociali e anche almeno un po’ di giustizia.

Con un impegno in prima persona.

Stefano DeliperiGruppo d’Intervento Giuridico onlus

Tratto da: Gruppo di Intervento Giuridico

Immagine tratta da Il Journal


3 Comments

  1. IL FATTO E’ CHE IL NOSTRO ESSERE SERVI NEI SECOLI (SERVI-PASTORI) CI HA RESO PRIVI DI DIGNITA’ . SOFFRIAMO DI INCREDIBILI COMPLESSI D’INFERIORITA’NEI CONFRONTI DI CHI “BENID DE SU MARE” UNICAMENTE PER DERUBARCI.

  2. il silenzio è l’0ro di chi ha sempre fatto i propri interessi, alla faccia di tutti i sardi…..sarebbe ora di riempire questo silenzio di tante “stelle”.

  3. Purtroppo il sardo è ricattato da secoli, lo sfruttamento della popolazione e dei territori è storia passata e recente, speriamo che le nuove generazioni abbiano il coraggio di ribellarsi a questi sfruttatori che con la complicità dei politici (sardi ) asserviti impongono le loro attività senza curarsi della salute della popolazione. W il M5S che speriamo porti forze nuove all’interno del consiglio regionale, diamo una mano tutti per la vittoria alle elezioni regionali.

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