Master&back, quanto ci tassi? Gli ostacoli del ‘rientro’ arrivano in Parlamento

Il ‘Master and Back’ arriva in Parlamento. Nel giorno in cui la Regione Sardegna, per voce dell’assessore del Lavoro, Mariano Contu, dà notizia dello sblocco di 21 milioni e mezzo di euro – per una delibera tanto sofferta dai beneficiari delle borse – la neo parlamentare Paola Pinna, del Movimento 5 Stelle, torna su l’annosa questione della tassazione.

Lo fa con un’interrogazione diretta al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sulla questione specifica del ‘caso’ Sardegna. La vicenda, che aveva investito negli anni passati le pagine di cronaca economica dei quotidiani locali – circa la questione dell’elevata tassazione dei voucher ‘Master and Back’ – si era arenata nella sentenza della Commissione tributaria provinciale, la quale aveva sposato in pieno la tesi della Regione, riconoscendo però la ‘complessità e peculiarità della materia’ con ‘pareri discordanti da parte della stessa amministrazione finanziaria’ ne aveva dispensato il pagamento del ricorso agli studenti. Il Master and Back – lo ricordiamo – era lo strumento adottato dalla giunta Soru, per investire in talenti e conoscenza fuori dal territorio sardo. Esso doveva essere in grado di poter creare le premesse per un rientro nell’Isola, che consolidasse il debole tessuto economico e sociale. Scopo del progetto era ‘importare’ nuove iniziative, imprenditoriali e non, in una terra che ha sempre visto la razzia delle risorse da parte di imprenditori in cerca di fondi pubblici, e la conseguente fuga di forze e menti.

L’interrogazione. La Pinna, nella sua interrogazione parlamentare scritta al ministro, dice: “In tempi di crisi economica, occupazionale ma anche e soprattutto sociale c’è bisogno di ripartire dalla conoscenza e dalle giovani risorse del nostro Paese e nello specifico del nostro territorio sardo. Lo smarrimento va superato rimettendo in moto il meccanismo e attingendo dal bacino dei giovani talenti, che troppo spesso sono costretti a migrare e stabilizzarsi lontano dalla Sardegna, alimentando la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ che nel 2012 ha rappresentato il 44,8 per cento del flusso totale di espatrio, dati nazionali tristemente in linea con quelli regionali”.
Il problema dell’elevata tassazione, in passato, aveva di fatto compromesso l’operatività del programma – che era stato riconosciuto da più parti, dentro e fuori dalla Sardegna – come uno strumento valente e strategico in grado di contribuito alla rinascita intellettuale, di saperi, con un riflesso sull’economica dell’isola.
La legge che tassava le borse di studio, però, pareva contraddire questo spirito di apertura e di fiducia. Andava a colpire pesantemente, infatti, le buste paga emesse della Regione a circa settemila studenti (nel tempo cresciuti), con pagamenti non sempre emessi a cadenze regolari. Non si era neppure arrivati a stabilire dei criteri di variazione che tenessero in conto la differente scala sociale o il costo della vita dei paesi ospitanti all’estero per chi era partito per fare tirocini, master o dottorati di ricerca fuori dai confini nazionali. Mille euro a Budapest, infatti, sono diverse da mille euro a Londra. Sul punto delle tasse erano intercorse forti tensioni, e notevoli incomprensioni tra i ragazzi e il direttore dell’Agenzia regionale del lavoro, Stefano Tunis, e i vari assessori che nel tempo si sono succeduti. Gli ultimi tre solo nell’arco di due anni: Manca, Liori e Contu.
A maggio 2013 – oggi, dunque – arrivano i soldi dei percorsi di rientro 2010 e 2011, e i fondi dell’Alta formazione, in uscita, del 2012. L’attesa, la lunga attesa, si può dire, pare che sia stata soddisfatta. Ma ancora i tempi di definizione delle pratiche non si conoscono.
“Il programma del Master and back – continua la parlamentare del M5S nella sua interrogazione – potrebbe essere un ottimo strumento per invertire questa tendenza, tuttavia lo è solo potenzialmente poiché nella pratica continuano ad essere troppi i problemi che non ne permettono una completa fruizione, che si sommano agli ostacoli relativi alla capacità di assorbimento di nuovi profili di alto livello da parte del sistema produttivo e imprenditoriale dell’isola”.
Il percorso di rientro, dunque, ha da farsi con i criteri e gli annosi problemi che la politica e la burocrazia regionale si porta dietro da tempo – con i tempi propri della Sardegna, insomma – o con quelli conosciuti, appresi ed apprezzati altrove? Questo si chiedono i ragazzi, sempre più sfiduciati dal rientro in Sardegna.
E soprattutto – ultima domanda – questa volta, quanto pagheranno di tasse?

di Davide Fara
Tratto da: Sardinia Post del 15 maggio 2013


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