Un’ipotesi di lavoro sull’Euro

Come ormai in tanti sanno, ma di cui in pochi hanno preso coscienza, l’Euro non è una moneta qualsiasi. Per le sue caratteristiche privatistiche ha da tempo cessato di essere mezzo di scambio e misura di valore per trasformarsi in un bene come tutti gli altri. I cittadini che la vogliono la devono acquistare e questa regola vale anche per gli Stati. Una moneta, non potendosi comprare scambiandola con se stessa, si scambia con la promessa di essere restituita in aggiunta ad un ammontare denominato tasso di interesse. Più alto è il rischio di non essere restituita, più alto è il tasso di interesse richiesto. Essendo una moneta privata, l’unica a guadagnarci è la banca di emissione BCE, alla quale gli stati aderenti hanno affidato la gestione del suo monopolio. Ecco, il punto è proprio questo. Il Monopolio. Come tutti gli economisti sanno, chiunque detenga un monopolio può stabilire il prezzo di mercato di un bene per massimizzare i propri profitti a scapito del benessere del consumatore. L’Euro dunque, essendo un bene come tutti gli altri, è gestito esattamente come in un qualunque regime di monopolio. Ma facciamo un passo indietro. Ora tutti mi daranno del ‘signoraggista’! No. Semplicemente la penso in modo diverso. In realtà non è direttamente la BCE a guadagnare dal monopolio della moneta, bensì i suoi soci, cioè le banche che ne detengono il pacchetto azionario. Tali banche traggono vantaggio dall’ artefatta penuria di moneta alzandone il prezzo sui mercati obbligazionari e costringendo gli Stati sovrani e gli agenti economici privati a pagare un prezzo altissimo per il suo approvvigionamento. La conclusione più logica per uscire dal problema è rompere il monopolio della moneta.

Il caso clinico che abbiamo davanti è l’Italia. La mancanza di liquidità, determinata dalla necessità di ricorrere ai mercati e non a un prestatore di ultima istanza come naturalmente dovrebbe essere, fa gonfiare il debito sovrano di interessi passivi. Questa condizione neutralizza l’azione di impulso agli investimenti dello stato  e ferma la crescita del sistema economico nel suo complesso. Come tutti probabilmente sanno, uscire dall’Euro in condizioni di grave stato debitorio significa andare incontro certamente a un default programmato, con l’impossibilità da parte degli agenti economici di poter effettuare gli acquisti dei propri input dall’estero a prezzi competitivi; ciò genererebbe turbolenze che andrebbero certamente a riflettersi sul sistema economico complessivo, con delle contrazioni significative del prodotto aggregato. Quindi “primus vivere”. Uscire dall’euro non si può (almeno per ora), ma rompere il monopolio dell’Euro quello sì. Nessun trattato internazionale vincola l’Italia al regime di monopolio monetario e, dunque, il governo potrebbe senza problemi mettere in campo una moneta nazionale di Stato priva di debito con cui soddisfare le necessità di investimento pubblico, al fine di rimettere in moto il tessuto produttivo del paese (pensiamo ai 40 miliardi di Euro dovuti alle imprese). Certo sarebbe inizialmente una moneta ad uso esclusivo del mercato interno, ma questo potrebbe costituire la sua forza e non la sua debolezza, in quanto genererebbe un volano economico per le produzioni interne. L’Italia potrebbe approvvigionarsi di Euro attraverso una forte spinta alle esportazioni e utilizzare questa valuta per ripagare il debito sui mercati obbligazionari, senza dover chiedere agli stessi mercati altra liquidità in Euro, che nel caso vedrebbe crollare il tasso di interesse obbligazionario. Il mercato interno beneficerebbe di liquidità sufficiente a far ripartire la domanda, che sarebbe a esclusivo appannaggio dei beni prodotti dalle imprese Italiane. Nel momento in cui anche le imprese estere accettassero la valuta Italiana, il processo di bailout a medio e lungo termine potrebbe considerarsi concluso e l’Italia un paese completamente risanato. Allorquando il debito complessivo fosse ridotto a un livello sostenibile e il tasso di interesse sceso a livelli molto bassi, si potrebbe procedere alla ridenominazione del debito in valuta nazionale e uscire definitivamente dall’’incubo’ Euro. Il sistema creditizio potrebbe comunque scegliere con quale valuta operare tenendo presente che la valuta in Lire di Stato è garantita senza limiti da un istituto di emissione di stato a tasso zero. Insomma l’uovo di colombo che farebbe rabbrividire i monopolisti dell’Euro.

di Nicola Di Cesare

Immagine di home page tratta da http://monopressgr.wordpress.com/


About Nicola Di Cesare 8 Articoli
Laurea Specilistica in Scienze Economiche modellistico statistiche. Attualmente consulente per Sistemi di gestione per la qualità ambiente e sicurezza.

6 Comments

  1. Interessante. Rimarrebbe da capire come immettere nel circuito economico la nuova moneta, e soprattutto capire se verrebbe usata anche per il pagamento delle tasse ed a quale tasso di cambio con l’euro

  2. ho letto con profondo interesse quanto hai scritto e per questo vorrei esprimere una mia opinione.
    creare una concorrenzialita’ valutaria sul nostro territorio ,come mi e ti piacerebbe,va a scontrare proprio contro gli interessi della banca d’italia che verrebbe chiamata ad una emissione valutaria indipendente. mi spiego:la banca d’italia ,unico caso al mondo,è una banca privata (come la bce), in essa i soci sono le banche italiane,che tutto vogliono,ma non certo erodere i propri utili provenienti da questo sistema.il secondo punto riguarda il prestare la garanzia di ultima istanza:se l’italia partecipa ,pro quota a garantire l’euro,ritengo che,prestando garanzia anche per un’altra valuta,automaticamente,a parita’ di capacita’ fideiussoria,ridurrebbe quella nei confronti dell’euro con conseguenze inimmaginabili!

    • Non a caso non ho parlato della Banca d’Italia nell’articolo ma solo della possibilità concreta di battere moneta di Stato nei modi e nelle forme ritenute idonee, attribuendo la missione a un ente specifico di diretta emanazazione del ministero del tesoro. Nella sostanza si tratterebbe semplicemente di scivere cifre su dei computer. La stampa potrebbe anche essere evitata (ma questo è un altro problema). Il problema della garanzia non esiste nel momento in cui l’emissione sarebbe totalmente coperta dalla facoltà di determinare la massa circolante. Come è sempre stato fino al 1981 in Italia (e lo è ancora per esempio in Giappone) l’istituto di emissione sarebbe prestatore di ultima istanza in quanto di proprietà dello stesso beneficiario. Lo stato. La vigilanza sarebbe sotratta in questo modo alla Banca d’Italia che avrebbe il solo scopo di occuparsi di dirigere il traffico delle Banche che operano in Euro. Quindi garanzia illimitata senza vincoli da parte del mercato e tasso di sconto deciso per decreto. Il sistema Euro andrebbe per la sua strada cos’ come indicato nell’articolo e le conseguenze sarebbero immaginabilissime. La ripresa del controllo del processo democratico del paese.

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