Questione di stile

di Davide Fara

Davide Fara si è accorto prima di tutti gli altri dello “sbarco” di Amazon in Sardegna e, lo scorso 31 ottobre, Sardinia Post ha pubblicato un articolo a sua firma con la notizia. Ma quando uno dei quotidiani cartacei locali (la Nuova Sardegna) ha ripreso la stessa notizia, non l’ha attribuita – come si dovrebbe – al lavoro di Fara ma, genericamente, al “tam tam” di internet. In questo articolo Davide Fara svolge alcune riflessioni sul giornalismo di oggi.

“Ringrazio Sardinia Post per aver difeso il mio operato in merito alla notizia dell’arrivo di Amazon in Sardegna. Dato che le notizie oggi vanno confezionate velocemente, secondo parametri standard cui non si può concedere alcun personalismo, non è cosa da poco, di questi tempi, il badare alla firma di un giornalista collaboratore.

La differenza tra giornalismo confezionato e quello serio, credo, stia nell’interesse per i fatti. E allora anche se apparentemente uno scoop è un caso fortuito, che nasce dal trovarsi nel posto giusto al momento giusto, non è casuale, invece, quando si segue un convegno che dura ore e ore, starci dall’inizio alla fine. Ci vuole una motivazione per farlo.

Al convegno in cui Soru ha annunciato l’arrivo di Amazon in Sardegna era presente la più nota Tv privata dell’isola che, quella sera, ha mandato in onda un servizio nel quale metteva l’accento sulle forti criticità del Parco del Gennargentu. Nessun cenno all’annuncio di Soru, perché erano andati via presto e Soru parlava alla fine. Il giorno dopo la notizia, anche se molto in breve, è stata data dal Tg3 regionale: segno che anche l’informazione tradizionale si documenta su Internet.

Ciclicamente si vedono sulla televisione nazionale e non, o si leggono sulla carta stampata, servizi giornalistici che mettono in guardia sui rischi dell’uso di internet, sulle frodi in rete, o che parlano delle malattie compulsive che colpiscono gli internauti, termine semanticamente molto vicino ad ‘internati’. È di un mese fa la notizia che da Gennaio 2013 il Newsweek, secondo magazine settimanale americano, sarà solo on-line. In rete, appunto. Nel 2015 sarà poi la volta del New York Times.

Certo, la Sardegna non è l’America. Ma la crisi c’è anche in Sardegna. Che in più un’isola e ha avuto molti emigrati. I quali, seppure sparsi per il mondo, proprio come molti americani, per sano e legittimo senso di appartenenza alla propria terra, vogliono ancora sapere i fatti – reali – che accadono qui. Questo per dire che con internet si può anche essere sulla cima dell’Everest, ma con i contatti giusti è come stare nel cuore di Manhattan.

Il problema vero, però, è che in un’isola di appena un milione e seicentomila abitanti, spesso, le notizie non si sanno neanche quando vengono pubblicate e magari riguardano il nostro vicino. Un esempio per tutti è la divisione, nei principali quotidiani cartacei regionali, della cronaca in pagine provinciali. In tal maniera, mutuata dalla cronaca nazionale, in modo apparentemente solo elegante (cool direbbero gli inglesi) chi scrive e riporta le notizie con dovizia e senso etico del proprio mestiere, può star sicuro che una volta superato l’orto del proprio confine di appartenenza, quelle notizie non si sapranno nel resto della Sardegna. Cosicché, la vera fame del Sulcis é ancora disconosciuta al resto dell’isola, e lo sfogo polemico del prete di Nuoro contro la sua curia, non verrà mai conosciuto dal semplice parrocchiano di S. Gavino.

Si potrà certo obiettare che Internet non è accessibile a una Zia Mena qualsiasi, ma a pensarci bene ci si renderà conto del fatto che Zia Mena è già esclusa dal processo di partecipazione alla notizia o, quando non ne è esclusa, vi partecipa esclusivamente in forma passiva. Perché non pensare che un giorno, vicino o lontano che sia, anche zia Mena potrà accedere a Internet, sperimentandone i vantaggi, proprio come quel pastore che vende i suoi prodotti on-line attraverso lo stratagemma del far “adottare” le sue pecore?

I sardi e i sardi emigrati hanno davvero bisogno di sapere le cose che capitano in Sardegna. Oramai non serve più a nessuno il refrain cui i nostri giornali e telegiornali ci hanno abituato, nel loro siparietto del nostalgico-melodrammatico, col piagnisteo stucchevole del “come sono bravi visti da fuori”, o peggio, del “come sono bravi se escono via dall’isola”.

Il giornale on-line, in tempi di crisi, è certamente più economico (e non intacca i fondi pubblici), e in virtù di questo svolge più liberamente la funzione del giornalismo: che è quella di far sapere le notizie. La nostra notizia da Lodine, cioè dal cuore della Sardegna, ha fatto il giro del mondo. E magari un sardo che vive negli Usa o in Australia, sapendo dei progetti di Amazon, può aver trovato un’opportunità per tornare qua, con tutto il patrimonio di professionalità che ha acquisito all’estero.

Il giornalismo on-line, rispetto a quello della carta stampata, inoltre, ha dalla sua il fatto che mantiene in rete una propria banca dati costantemente aggiornata a costo zero. Difficile, credo – anche per Zia Mena – incartarci il pesce il giorno dopo”.

Fonte: Sardinia Post


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