Convivere con pari diritti – Intervista a Fawzi Ismail

Nei giorni scorsi, durante l’ennesimo assalto militare a Gaza, abbiamo intervistato a Cagliari Fawzi Ismail, Presidente dell’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina.
Fawzi, dopo aver raccontato la sua storia di bambino ex-profugo, ha fornito una propria versione, un’analisi dell’ultimo attacco israeliano, parlando di esperimenti su più livelli da parte di quell’amministrazione. In primo luogo Israele avrebbe sferrato l’assedio per “testare” la reazione delle piazze arabe dopo la ‘Primavera araba’ del 2011, per meglio comprendere anche l’assetto geopolitico della zona. Un altro aspetto dell’azione militare avrebbe avuto – secondo l’esponente palestinese – l’obiettivo di mettere in imbarazzo la nuova amministrazione Obama, appena rieletto come Presidente degli Stati Uniti. Un’altra ipotesi, inoltre, sarebbe quella di voler innescare un’eventuale reazione dell’Iran, in modo da costringere l’Europa e gli USA ad intervenire militarmente. In ultimo – sostiene ancora Fawzi Ismail – a gennaio ci saranno nuovo elezioni in Israele e, normalmente, le campagne elettorali si aprono con azioni militari.

Successivamente Fazwi definisce demagogica e ormai superata l’ipotesi della formula “Due popoli due Stati”, in quanto esiste già uno Stato (Israele) che impedisce sistematicamente la nascita dell’altro Stato, quello Palestinese appunto. Questo tema viene arricchito dall’analisi Pino Cabras, Direttore Editoriale di Megachip (rivista online fondata e diretta da Giulietto Chiesa) il quale, partendo da una disamina di due accademici, il geografo Arnon Sofer e il demografo Sergio Della Pergola (un israeliano nato e vissuto in Italia fino al 1966) dell’Università di Gerusalemme, a suo tempo consulenti di Ariel Sharon, arriva alla conclusione che Israele dovrà risolvere un problema che ha tre variabili:democrazia, ebraicità, dimensione territoriale. Soltanto due di queste variabili potrebbero coesistere nell’Israele degli anni a venire.
Potrà essere uno stato democratico ed ebraico, ma allora dovrà essere di ridotte dimensioni.
Potrà essere democratico e grande, ma allora non sarà più ebraico.
Infine potrà essere ebraico ed esteso, ma allora non sarà più democratico.
Benché la soluzione “due popoli, due stati” sia ormai quasi unanimemente considerata – sia a livello internazionale che italiano – come l’unica possibile conclusione del conflitto, una tale soluzione, ammesso poi che sia mai realizzata, difficilmente potrà condurre ad una pacificazione dell’area poiché non risponde a criteri di giustizia ed equità.
La situazione di fatto creata in Palestina (ovvero nei Territori e in Israele) non consente la nascita dello stato palestinese a fianco di Israele se non come mera “espressione geografica” priva di elementari contenuti di sovranità.
Il nascente stato di Palestina, infatti, non avrebbe la possibilità di realizzare una politica di difesa indipendente né potrebbe stringere rapporti diplomatici con altri stati in tale funzione; dipenderebbe totalmente da Israele per l’utilizzo delle risorse primarie, ovvero acqua ed energia (parte di questa analisi è inserita in un articolo più ampio dello stesso Cabras in collaborazione con Simone Santini, di circa due anni fa sulla rivista Megachip).

L’intervista si conclude nuovamente con Fawzi che ribadisce, come possibile soluzione, quella di far tornare i Palestinesi nelle loro case, ma “senza dover mandar via gli Israeliani che ci abitano ora, i due popoli potrebbero convivere insieme con pari diritti, diritti delle persone al di là del sesso, della religione o dell’etnia. Moralmente non è giusto chiudere un occhio sul massacro di bambini…per me la Palestina non è solo la Terra di pietre, alberi etc., per me la Palestina vuol dire la dignità umana”.

Testo a cura di Dafni Ruscetta
Immagine tratta dal sito AsiaNews


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