Il furto del futuro

Nel bel mezzo della tempesta provocata dalla crisi economica Europea sarebbe bene ogni tanto bloccare l’orologio e fermarsi a riflettere su alcuni aspetti legati alle cause e agli effetti scaturenti dall’attuale situazione politica ed economica. Partiamo dalle cause. Senza dilungarmi troppo per non annoiare i profani della materia si può partire dall’analisi degli ultimi trent’anni di storia.

1989. Cade il muro di Berlino e la socialdemocrazia Europea che fino allora aveva assolto alla funzione di faccia pulita del capitalismo, contrapposta a un comunismo di rinunce e privazioni, diventa un peso per la finanza dalle mani libere. Si scatenano alcuni effetti devastanti.

A)     L’Est Europa e le ex Repubbliche Sovietiche si aprono al mercato divenendo la testa di ponte delle più aggressive politiche ultraliberiste spinte dallo sfruttamento privatistico delle risorse di gas e petrolio delle ex Repubbliche Sovietiche.

B)      La Cina si apre all’economia di mercato e si firmano gli accordi di libera circolazione delle merci del WTO.

Da un lato la finanza speculativa si sposta verso nuovi e allettanti paradisi fiscali e l’economia reale comincia a delocalizzare verso mercati caratterizzati da basso costo del lavoro, assenza di diritti e bassissima fiscalità. Per agevolare il tutto si attua una politica di allargamento dell’UE verso i paesi dell’ ex blocco sovietico.

Le finanze degli stati europei vengono aggredite da una manovra a tenaglia data dal restringimento della propria base contributiva dovuta alle delocalizzazioni produttive e conseguentemente  dall’aumento dei trasferimenti per il sostegno sociale.

In quegli anni si accentuano le politiche di deficit spending atte a surrogare la condizione di diminuita capacità del comparto produttivo dei paesi comunitari del blocco occidentale che cumulano debiti sovrani di consistente entità.

La Germania è l’unico paese che mantiene molto bassa la quota di delocalizzazione e che sfrutta il proprio capitale per espandere la propria presenza industriale oltre i propri confini attraverso investimenti diretti rafforzando la propria leadership europea.

La Germania sponsorizza l’Euro come moneta apparentemente indipendente ma in realtà governata dalla Bundesbank come deterrente alle spinte inflazionistiche che si potrebbero generare dalla tendenza delle banche centrali al finanziamento dei debiti sovrani attraverso la stampa di moneta, la quale porterebbe, con la svalutazione delle divise europee, ad una condizione di impasse delle esportazioni tedesche nell’area che oggi definiamo “Euro”.

Varato l’Euro, i paesi aderenti che maggiormente hanno risentito degli effetti della delocalizzazione produttiva cominciano a cumulare debiti sempre più consistenti nel tentativo di sostituire il crollo degli investimenti interni con quote crescenti di spesa pubblica.  Il contenimento dei tassi di sconto operati dalla BCE viene cannibalizzato dal signoraggio e dalla speculazione finanziaria delle banche che a loro volta non consentono una ripresa dello sviluppo delle attività reali. Il fenomeno mantiene comunque alto il costo del denaro per famiglie e imprese e determina, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’effetto perverso di mantenere elevata inflazione e bassi salari che erodono il potere d’acquisto e il progressivo deteriorarsi dei mercati interni.

L’industria settentrionale e l’agricoltura estensiva accentuano il detrimento dei salari con crescenti quote di manodopera extracomunitaria e dell’est comunitario, sfruttata e non sindacalizzata.

La speculazione finanziaria delle banche favorita dall’abolizione delle norme, che imponevano la specializzazione degli istituti di credito, incappa nel default della speculazione dei derivati legati alla bolla immobiliare e gli stati devono intervenire per ripianare i debiti del sistema del credito con i  soldi dei cittadini, sempre attraverso il metodo del signoraggio pilotato imposto dalla BCE con il finanziamento dei debiti sovrani, che utilizza le banche come loro prestatori di ultima istanza; politica che non lascia spazio all’azione di impulso dell’economia reale.

Spolpato il cadavere, l’Europa occidentale diviene un luogo in cui fare affari per la finanza speculativa ma si intravede all’orizzonte un business ancora più appetitoso: L’appropriazione dell’enorme patrimonio immobiliare, culturale, artistico e ambientale dell’Europa meridionale di proprietà dei suoi cittadini artificialmente indebitati.

A quel punto è facilissimo per la speculazione internazionale operare una manovra che costringa le finanze sovrane a piegarsi sotto la minaccia dei default, costruita attraverso l’aumento artefatto dei tassi di interesse dei titoli pubblici, non ricomponibile con una manovra ormai negata dalla perdita della sovranità sulla leva monetaria.

Gli avvoltoi della finanza internazionale hanno dunque gioco facile nell’imporre dapprima l’insediamento di leader politici di loro gradiment,o che possano operare quella dismissione dei patrimoni comunitari attraverso lo smantellamento dei loro diritti civili e dunque della proprietà pubblica, che renderà i cittadini sudditi e nemmeno più proprietari della loro terra e della loro acqua.

Quindi riassumendo: niente lavoro, più debiti, niente moneta, più debiti, niente diritti, espropriazione, schiavismo.

Una truffa ben orchestrata di cui solo oggi la gente si sta rendendo conto.

Peggio di una guerra nucleare, peggio di uno sterminio. Il furto del futuro.


About Nicola Di Cesare 8 Articoli
Laurea Specilistica in Scienze Economiche modellistico statistiche. Attualmente consulente per Sistemi di gestione per la qualità ambiente e sicurezza.

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