Una corsa contro il tempo

Prima di avventurarci in una disamina tecnica delle stato dell’arte sull’iter legislativo inerente la costituzione di una o più Zone Franche site sul territorio regionale crediamo che sia bene sgombrare il campo da possibili fraintendimenti. Noi come aderenti al M5S speriamo e spereremo fino all’ultimo che tutto ciò si possa realizzare e a questo scopo daremo il nostro contributo così come abbiamo sempre fatto e tuttora facciamo. Ci corre tuttavia l’obbligo di mettere in allarme tutti coloro che su questa partita hanno profuso energie e speranze sul fatto che TECNICAMENTE i tempi burocratici dell’Iter legislativo necessari ad un successo dell’operazione sono molto ma molto più alti di quanto non se ne abbiano disposizione fino alla scadenza naturale della vicenda e cioè il 24/06/2013 fissata dal trattato di Lisbona.
Gli ostacoli sono tanti. Senza scendere nel dettaglio la questione può essere riassunta in questi termini.
La regione Sardegna, per opera della Giunta regionale, dovrebbe impegnarsi a chiedere alle autorità portuali competenti la delimitazione delle aree doganali previste ex legis nelle more di una costituzione di Zona Franca Doganale e cioè i porti di Olbia, Portotorres, Oristano, Arbatax, Portovesme, così come previsto dal Decreto Legislativo n.75 del 10 Marzo 1998. (I Comuni interessati hanno facoltà di esercitare varie forme di sollecito presso le autorità portuali con le quali dovranno poi collaborare alla delimitazione delle aree suddette). La stessa giunta, sulla scorta di quanto definito, deve chiedere al Consiglio dei Ministri l’adozione di appositi decreti che contengano le disposizioni necessarie all’operatività delle Zone Franche indicate e le esenzioni fiscali di cui saranno beneficiarie (non tutte le Zone Franche sono uguali tanto che solo su questo aspetto e sulle possibili esenzioni bisognerebbe aprire una discussione). In mezzo a tutto questo disastro burocratico ce n’è purtroppo un altro. Il Trattato di Lisbona che riassume e sostituisce la normativa preesistente non cita la Sardegna come possibile beneficiaria di istituzione di Zone Franche, contraddicendo ciò che già in precedenza era stato attribuito come diritto dai trattati preesistenti. Questo significa che tecnicamente, anche dovendo essere definita, la ZF Sarda non avrebbe il riconoscimento comunitario e dunque potrebbe essere esposta al bando della Corte di Giustizia Europea, a meno di improbabili rettifiche peraltro non previste da alcun regolamento comunitario.
Per far comprendere l’iter scatologico per l’istituzione delle ZF ci si può riferire al percorso già praticato per l’istituzione della ZF di Cagliari con il DPMC, che definisce l’area di pertinenza definita nell’allegato all’atto del 13 febbraio 1997 relativo all’accordo di programma dell’ 8 agosto 1995 siglato con il Ministero dei trasporti, e il suo modus operandi. Questo decreto è stato preceduto dalla delibera della Giunta regionale emanata il 25/07/2000 e 27/02/2001. Il DPMC in questione è stato possibile tramite la nomina come gestore della società “Zona franca di Cagliari – Società consortile SPA” costituita il 20 marzo del 2000 dall’Autorità portuale e il CASIC in compartecipazione al 50%, e l’individuazione della direzione della circoscrizione doganale di Cagliari come autorità di controllo. Se tale società non fosse stata costituita con tutta probabilità non sarebbe stato emanato il decreto.
La ZF di Cagliari ancora non esiste perché è subordinata all’approvazione di un Piano operativo che necessita della predisposizione da parte del soggetto gestore, del parere con eventuali osservazioni da parte dell’Autorità doganale di Cagliari e del parere favorevole tramite approvazione della Giunta.
Alla fine di questa giostra per funzionare il tutto deve essere approvato il Piano di Gestione dentro il quale andranno a confluire una pletora assurda di cacciatori di poltrone (punto sul quale è presumibile ci sia stata già una guerra di spartizione che abbia bloccato tutta la vicenda).

Ora, come tutti sappiamo, i politici regionali e nazionali in questo momento sono più impegnati a fare la loro campagna elettorale in vista delle politiche di Aprile piuttosto che dare ascolto alle istanze dei cittadini. Due illustri ministri (gli stessi che dovrebbero interessarsi alla questione ZF) sono sbarcati di recente in Sardegna con le auto blu e sono scappati in elicottero senza fare cenno alcuno della possibilità d’ istituzione della ZF, il che fa pensare che al momento ne sappiano sulla questione molto meno della classica “Casalinga di Voghera”.
Il tempo a disposizione non è pertanto fino al 24/06/2013 ma fino al 31/03/2013, data tecnica di scadenza del governo, dopo la quale non si troverebbe nemmeno uno squilibrato ministeriale disposto a stendere tecnicamente i decreti di attuazione e farli approvare. Il tempo a disposizione è dunque di quattro mesi. La regione a tutt’oggi non ha fatto assolutamente nulla di giuridicamente rilevante quindi, considerato che solo per la delimitazione delle aree e della progettazione tecnica catastale compresa la consultazione tra Comuni e Autorità Portuali ci vogliono più di quattro mesi, si può serenamente sospettare che come al solito rischiamo, detto “a sa Sarda”: “De si da pigai muru muru” (“Che ce la prendiamo in saccoccia”). Siamo intenzionati fino all’ultimo a far sentire la nostra voce sperando che serva a qualcosa, ma la alzeremo comunque ancora più forte per far sapere alla gente chi sono i responsabili politici dell’assurdo suicidio collettivo che si profila all’orizzonte.

di Nicola Di Cesare


About Nicola Di Cesare 8 Articoli
Laurea Specilistica in Scienze Economiche modellistico statistiche. Attualmente consulente per Sistemi di gestione per la qualità ambiente e sicurezza.

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