La zona franca in Sardegna non s’ha da fare


Da qualche mese è sulla bocca di tutti la notizia che la Sardegna potrebbe perdere la possibilità di attuare la zona franca per via della “Costituzione Europea” (trattato di Lisbona) che,  assieme al Regolamento Doganale aggiornato 405/2008, dal 24 Giugno 2013 ne impedirebbe l’istituzione in quanto verrebbe considerato aiuto di Stato.
Per certi versi questa storia assomiglia alla favola del pifferaio magico che, con le sue note melodiose, ammaliò i bimbi della città di Hamelin.
Non conosciamo il nostro “pifferaio magico” ma la “melodia” dei punti franchi aleggia ancora forte nell’aria, sarà vero o tutto questo clamore mediatico ha l’obiettivo di sviare l’attenzione pubblica da altri interessi e\o di concentrarli su altri?
Nei fatti si è scatenata una frenesia che sta portando molti sardi a chiedere ai propri sindaci una delibera pro zona franca, come se questa avesse proprietà taumaturgiche.
È giusto sollecitare i propri amministratori ma il vero iter è più lungo e complesso di quel che si creda, tanto da far risultare vana (al momento) la battaglia.
Attualmente in Sardegna sono istituite, con D.Lgs 75/98, le zone franche secondo i regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, ma ad oggi non sono ancora operative.
Cosa accadrà il 24 Giugno del 2013?
Ai sensi dell’art. 188 paragrafo 2 entrerà definitivamente in vigore il Regolamento Doganale, il quale non vieta l’istituzione di zone franche ma apporta alcune modifiche ai precedenti regolamenti.
Anche ipotizzando che si riesca ad avviare il solo punto franco di Cagliari (l’unico porto col perimetro già definito), questo non porterà i benefici che tutta la popolazione sarda si aspetta ovvero nessuna defiscalizzazione energetica, alimentare o quant’altro è prevista dalle attuali norme.
Qual è l’arcano? semplicemente il porto di Cagliari è anzi sarebbe una zona franca doganale ove non si applicherebbero i dazi alle materie prime extra UE che dovessero ripartire sempre verso altre zone extra UE. Ciò non significa che non si otterrebbero dei vantaggi ma questi sarebbero limitati alla sola area portuale, infatti va considerato che sarà il terminal più accreditato per lo spostamento di merci dalla UE verso l’Africa, un continente che vedrà nel prossimo decennio un aumento esponenziale della crescita economica e del traffico commerciale.
Ciò che alla Sardegna ed ai sardi dovrebbe realmente interessare è essere dentro la definizione dell’art. 107 paragrafo 3 pto a) e dell’art. 349 del trattato di Lisbona dove vengono elencate le zone che per le loro caratteristiche di insularità e superficie ridotta, il Consiglio Europeo adotta speciali misure in materia di politica doganale, fiscale, zona franca e così via.
Considerare la Sardegna un’isola dalla superficie ridotta è arduo se non impossibile, dovremmo in ogni caso entrare nel campo della trattativa prima col governo nazionale, che dovrà favorire una regione a scapito di altre, e poi a livello europeo; senza dimenticare due punti fondamentali:

1) l’attuale situazione economica mondiale ed italiana in particolare;
2) l’incosistenza della nostra attuale classe politica colpevole tra le altre cose di non aver ancora dato seguito al D.Lgs 75/98 dopo ben 14 anni!

Ringrazio per la collaborazione Antonio Massoni e Nicola Di Cesare


About Andrea Vallascas 10 Articoli
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10 Comments

  1. Saro’ breve la vera zona franca e’ quella di Livigno il Vaticano le isole Canarie della Spagna o Amburgo in Germania….quello che ci vogliono propinare e’ una presa per il culo mastodontica…ma su sardu nue’ tontu…stavolta li mandiamo noi in cassa integrazione a quei marpioni di viale Trento .Per non parlare delle province eliminate,sono sempre li’attacati alla poltrona,per poi rientrare dalla finestra con qualche escamotage votata alle 3 di notte.

  2. Sono d’accordo…l’articolo di Andrea ha colto nel segno.
    Ciò non significa che non si voglia qualcosa di positivo per l’economia e il territorio della sardegna, ma quella del porto franco è ancora una questione lontana e difficile attualmente da risolvere ed è un cavallo di battaglia che taluno utilizza in maniera strumentale….
    Sarebbe meglio concentrarsi su problemi più concreti e risolvibili a breve.

    • Posto che i “cavalcatori di onde” ed i millantatori di soluzioni saranno presto smascherati, sarebbe opportuno capire come porre in essere quegli atti che portino ad un risultato del quale possa beneficiare la popolazione Sarda.
      Il “porto franco” per le transazioni estero su estero non portano benefici se non qualche posto di lavoro per le movimentazioni dei container all’interno del recinto franco, alla Sardegna serve ben di più.
      Probabilmente si dovrebbe partire dall’analisi dei benefici dei quali godono le località di cui ai citati art. 107 paragrafo 3 pto a) ed art. 349 del trattato di Lisbona.

      Mi spiace leggere commenti come quello del sig. Simone che mostrano l’evidenza del disturbo anziché del tentare di raggiungere un obiettivo utile.
      Il commento sui componenti del MoVimento poi è a dir poco “sopra le righe” in quanto non mi risulta ancora che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia in nessun momento indicato prescrizioni di adesione al MoVimento. Troverà sicuro accoglimento in altri gruppi, partiti, associazioni, parrocchie o altri gruppi di persone che riterrà più consoni alla Sua persona.
      Buona giornata a tutti.

  3. Andrea vallascas, continui a dire fesserie più grandi di te. Spero che i componenti del Movim 5 stelle non siano tutti come te. Altrimenti farete ben poca strada.

  4. No Carlo e no Simone, non sono contrario alla Z.F. il titolo è provocatorio! – ed ho colto nel segno
    Non credo ci siano persone contrarie a ciò che può essere positivo alla Sardegna

    cito prima di tutto l’art. 349 della Costituzione Europea:

    “Tenuto conto della situazione socioeconomica strutturale della Guadalupa, della Guyana francese, della Martinica, della Riunione, di Saint Barthélemy, di Saint Martin, delle Azzorre, di Madera e delle
    isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza, dall’insularità, dalla superficie ridotta, dalla topografia e dal clima difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il
    cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta misure specifiche volte, in particolare, a stabilire
    le condizioni di applicazione dei trattati a tali regioni, ivi comprese politiche comuni. Allorché adotta le misure specifiche in questione secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio delibera
    altresì su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo.(omissis)”

    Nessuna regione italiana attualmente vi rientra.
    Quel che volevo dire è che c’è qualcuno che sta speculando sulla Z.F. mettendo una fretta che non ha senso di esistere, sicuramente è una mossa politica e se il M5S si muove da visibilità non solo all’argomento ma anche a persone che non aspettano altro per buttarsi a pesce e questa è la mia paura (scrivo infatti di un pifferaio magico).
    Per quel che riguarda Cagliari, non faccio questione di campanilismo (non mi interessa) ma semplicemente se esiste una scadenza (e per me non esiste) il capoluogo è più avvantaggiato rispetto alle altre città in quanto ha già definito il perimetro della Z.F., il fatto che non sia ancora attiva è perché si sta discutendo sulla società di gestione (chissà forse su come spartirsela). Gli altri porti della Sardegna sono attualmente svantaggiati perché ci sono più passaggi istituzionali (Regione prima – Governo nazionale poi) per la definizione dei confini (120 KM sono impossibili in quanto zone doganali intercluse).
    Se si vuole lottare si deve essere consci che non bastano 7 mesi per risolvere il tutto e che è necessario cambiare la classe politica.

  5. L’unica cosa su cui concordo in questo posts è la consierazione dell’inidoneità della nostra classe dirigente ma sulle norme applicative della ZF, sul fatto che sia una battaglia persa non sono proprio d’accordo. Inoltre perchè si dice che se proprio qualcosa si può ottenere sarà il porto di Cagliari a diventare l’unica ZF e che non porterà benefici a tutta la Sardegna?? A ragion veduta dico che il porto che potrà agire da volano all’economia di tutta l’isola è quello di Oristano che per capacità di “pescaggio”e metri di banchina è uno dei porti più adatti al traffico commerciale d’italia.Sulla considerazione che non si possono eliminare i dazi sulle merci che vengono re-esportate verso paesei non UE è chiaro che sia così ma i vantaggi vanno ben oltre è comunque chiaro he un’attenta analisi costi/benefici deve essere fatta avendo bene a mente di impedire che sia eterodiretta e che l’Agenzia per la gestione che si verrà a creare sia attentamente monitorata.
    PS Nell’articolo si dice:”Considerare la Sardegna un’isola dalla superficie ridotta è arduo se non impossibile” in merito al fatto che possa o meno rientrare nella definizione dell’art. 107 paragrafo 3 pto a) e dell’art. 349 del trattato di Lisbona, MA PERCHE’ per la Sicilia ci son riusciti?? la Sicilia rientra in detto articolo insieme alla Campania, Calabria,Puglia e Basilicata quindi forse ciò che dici non è esatto, infatti i parametri per rientrarvi non sono di tipo dimensionale come fa intendere l’articolista ma ” regioni dal tenore di vita rilevantemente basso, sottooccupazione e per l’art.349 tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale”. In ogni caso essere contrari all’istituzione delle ZF è del tutto ligittimo bisognà però fornire dati precisi e magari anche indicare i motivi per cui si è contrari.

  6. Per oltre 50 anni lo Stato Italiano ha lasciato irrealizzato il diritto del Popolo Sardo al funzionamento nel proprio territorio, di punti franchi e di Zone Franche, tra loro equiparate, in quanto entrambe omologate come territori
    “ extradoganali “ dal dpr 43\73 ( art. 2) e pertanto sottoposte al regime fiscale europeo di esenzione da Dazi Doganali , Iva e Accise.
    Il diritto all’istituzione nei porti franchi della Sardegna di “ Punti Franchi “ era stato sancito:
    – dall’art. 12 della legge Costituzionale n. 3\1948 , la quale nel prevedere l’istituzione di punti franchi nella Regione Sardegna, non poteva che far riferimento alla disciplina “ allora esistente” sui punti Franchi dell’Europa e del Mondo, la cui materia in Italia era disciplinata dal R.D. 1356\1922; dal Decreto Min.le 1693\1925; dall’rt. 3 e 4 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi del 10.02.1947; e successivamente (al 1948) dall’art. 16 Decr. Comm. 29\55 decr. 52\59 e decr. 4\1962,
    – normativa sui punti franchi dei Porti Franchi, attualmente recepita agli artt. da 166 a 173 e 175 del Reg. Cee 2913\92 e dal Reg. 2454\93 agli artt. 799, 800,
    – e agli artt. da 805 a 812 della Sez. II° per le modalita di controllo di tipo I
    – e agli artt. 813 e 814 della Sez: III° per le modalita di controllo di tipo II
    Successivamente con dlgs 75\78, e’ stata data esecuzione all’ art. 12 della legge Costituzionale n. 3\48 prevedendo che i “punti franchi “ di cui all’art. 12
    Della legge Cost. 3\1948, sarebbero stati istituiti nei “ porti franchi “ di Cagliari, Oristano, Porto Torres ,Olbia, Portovesme Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili, secondo le disposizioni di cui al Codice doganale Comunitario approvato con Reg. n. 2913\1992
    ( consiglio) e n. 2454\1993 ( commissione)
    codice emanato
    – “ in attuazione del principio comunitario recepito all’art. 167 del Reg. CEE n. 2913\92 dove si prevede che gli Stati Membri della Comunita Europea possano destinare alcune parti del territorio doganale della comunita a zona franca o autorizzare la creazione di depositi franchi”.
    Purtroppo i suddetti Codici Doganali Comunitari, verranno abrogati il 24 giugno 2013 , data di entrata in vigore del nuovo Codice Doganale Comunitario Aggiornato approvato con Reg. n. 450\2008, codice che ha recepito le direttive del Trattato di Lisbona dove si fa divieto di istituzione nuove Zone Franche in quanto considerate Aiuti di Stato Distorsivi del Mercato,
    – per cui andrebbero a decadere i riferimenti normativi ai sensi dei quali ( Reg. CEE n. 2913\92 e n. 2454\93 ) erano state istituite le zone franche della Sardegna.
    Divieto che ( a nostro parere ) non si dovrebbe estendere alla Sardegna per effetto di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia della Comunita Europea con
    “ Sentenza Azzorre” del 6 sett. 2006 – causa C883 dove si prevede che la
    “ fiscalita di vantaggio” e i tributi c.d. “ compiutamente regionali “ in quanto direttamente istituiti e riscossi nella Regione , da riservare agli operatori economici che vanno ad investire nelle Regioni a Statuto speciale, non posso essere considerati aiuti di Stato.
    Ma anche perche’ ( sempre a nostro parere ) il diritto ad istituire “ punti franchi “
    “nei porti franchi “ e’ stato concesso all’isola della Sardegna, alla fine della 2° guerra mondiale, quale discrimine positiva atta a compensare i sovra costi del trasporto dovuti alla sua posizione geografica ultraperiferica con popolazione a bassissima densita demografica,
    – diritto ( all’istituzione di punti franchi ) che il Trattato di Parigi riservava ad ogni nazione europea, e per l’Italia tale diritto l’aveva individuato nella regione Sardegna, nonche nel porto franco di Trieste, entrambi territori riconosciuti come punti franchi prima dell’entrata in vigore del Trattato di Roma del 1957, trattato che all’art. 234 consentiva e consente tutt’ora di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e paesi terzi,
    ( vedi : per i punti franchi istituiti nel porto franco di Trieste all. VII al Trattato di Parigi del 1947 il dlgs C.P.S. n. 1430\47 con il quale e’ stata data esecuzione al trattato di pace di Parigi ).

    Piu’ di recente il Consiglio di Stato, con parere espresso n. 59\96 ha individuato come referenti normativi primari – per confermare l’attualita del diritto del porto franco di Trieste – la normativa doganale prevista nel dlgs C.P.S. 1430\47 con il quale e’ stata data esecuzione al suddetto trattato di pace di Parigi del 1947, decreto che confermava la disciplina doganale prevista per i punti franchi dall’art. 1, 10, 11 c.1 del D.M. 1693\1925 e quella prevista dall’art. 11 del D.M. 20.12.25, disciplina giuridica successivamente riaffermata dall’art. 4, 5 , 7 del Decreto del Commissario Generale del Governo Italiano per il territorio di Trieste n. 29\1955 , dove si prevedeva che ( per tutti i punti franchi dell’Italia) “ lo sbarco e l’imbarco delle merci nei punti franchi dovesse avvenire senza l’ ingerenza delle autorita doganali “……….. e che : “ il porto franco e’ considerato fuori dalla linea doganale ed in esso si possono compiere, in completa liberta’ da ogni vincolo doganale, tutte le operazioni inerenti allo sbarco, imbarco e trasbordo di materiali e di merci, al loro deposito ed alla loro contrattazione , manipolazione trasformazione anche di carattere industriale” e che cosi’ come accade negli altri porti franchi del mondo, “ le merci nazionali e nazionalizzate introdotte nel porto franco sono considerate agli effetti doganali, definitivamente esportate e sono assimilate alle merci estere, salvo che, a richiesta degli interessati , non siano assoggettate a vigilanza doganale per mantenerne la nazionalita,
    – che le merci che abbiano per provenienza o destinazione il punto franco, godano di completa liberta di transito, senza che vengano riscossi ne’ dazi doganali ne’ tasse di effetto equivalente ad eccezione dei diritti che rappresentano il corrispettivo dei servizi prestati,
    – che non venga adottata nei riguardi delle merci a destinazione ed in provenienza dal porto franco, alcuna misura discriminatoria in materia di tariffe, di servizi e di norme doganali e sanitarie “ .
    Previsione ulteriormente confermata dal
    – Decreto Comunitario n. 53\59 art. 4 , art. 8.
    – dpr 1133\69 sulla armonizzazione della disciplina sulle zone franche del
    – dpr 43\73 T.U. doganale
    – dal D.M. 17.1.1981 come modificato con D.M. 4.05.2001 del Ministero dei
    Trasporti,
    Anche la Corte dei Conti della Comunita Europea, in un documento predisposto dai servizi della Commissione si e’ pronunciata in data 17 aprile 1996 e in data 9.01.1997 precisando che “ le disposizioni piu’ favorevoli per il porto franco di Trieste sono tutelate dall’art. 234 del trattato di Roma del 1957 che consente di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e i paesi terzi prima dell’entrata in vigore del trattato di Roma del 1957
    (con il quale e’ stata istituita la Comunita Economica Europea)
    e questa deroga deve essere applicata solo ai punti franchi e alle zone franche dichiarate tali anteriormente al trattato di Roma del 1957 “.
    L’istituzione dei punti franchi in Sardegna non solo e’ stata disposta in epoca anteriore al trattato di Roma del 1957, ma e’ stata anche ribadita ( come gia’ precisato) successivamente dal dlgs 75\98, che ha confermato integralmente i diritti sorti anteriormente al trattato di Roma agli artt. 166,167, 168, 169,170 del Codice doganale Comunitario approvato con Reg. n. 2913\92, e agli artt. da 799 a 814 del Reg di attuazione n.2454\93 .
    Inoltre, al pari delle Isole Canarie Azzorre e al porto franco di Amburgo le zone franche della Sardegna non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di “ Perfezionamento Attivo “ previste a livello comunitario, dopo che il Regolamento (CEE) n. 1604\92 del Consiglio del 1992 che modifica il regolamento (CEE) n. 2504\88 relativo alle zone franche e ai depositi franchi, ha previsto che le operazioni di perfezionamento attivo effettuate nel territorio del porto franco di Amburgo, nelle zone franche delle isole Canarie, delle Azzorre, di Madera e dei dipartimenti d’oltremare, a seguito della decisione n. 91\314\CEE del Consiglio del 26 giugno 1991 che istituisce un programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all’insularita di Madera e delle Azzorre ( POSEIMA) non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di perfezionamento attivo previste a livello comunitario,
    – ma sopra tutto dopo che la Corte di Giustizia della Comunita Europea con la “ Sentenza Azzorre “ 6 .09.2006 causa C883 ha stabilito che i tributi cosi detti
    – “ compiutamente regionali” delle Regioni na Statuto Speciale istituiti e riscossi dalla Regione non possono essere considerati come “ Aiuti di Stato” discorsivi del mercato ( vietati dal Trattato di Lisbona)
    – e che dopo la “Dichiarazione di Laeken” e dopo la modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, alle Regioni e’ stata demandata l’attuazione della Politica Comunitaria, ai sensi del principio di “ sussidiarietà” per cui la realizzazione di dette politiche viene imposta “ alle Regioni” direttamente dai poteri centrali della Comunita Europea cosi come previsto dalla nuova
    – “ Costituzione Europea “.
    Appare pertanto evidente che i fondi Cipe sbloccati dal Ministro Corrado Passera per la realizzazioni di progetti di ammodernamento del porto franco di Trieste, competano anche ai porti franchi della Sardegna nella misura proporzionale in cui sono stati stanziati tra i fondi comunitari da destinare ai progetti da realizzare per corretto funzionamento dei “ Punti Franchi nei Porti Franchi dell’Italia.

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