E sul Teatro Lirico ci risiamo

Già nel Febbraio 2011 avevamo analizzato (leggi l’articolo)  la situazione della gestione fallimentare del Teatro Lirico di Cagliari dove incompetenza e spese fuori controllo hanno creato un buco di diversi milioni di euro che chiaramente verrà coperto con le tasse dei contribuenti. In vista delle imminenti amministrative 2011 a Cagliari i tanti politici di destra e sinistra si erano proposti come “salvatori della patria” ma visti i risultati ad oggi, ci rendiamo sempre più conto di come questa classe politica,  non sia assolutamente in grado di risolvere problemi che persistono da anni se non da decenni.

Riceviamo in questi giorni e provvediamo a pubblicare una lettera di Maurizio Minore, dipendente del Teatro Lirico di Cagliari.

“La recente nomina sancita dal Sindaco e dal Presidente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari Massimo Zedda e dal Cda ha suscitato reazioni polemiche da parte delle principali forze politiche, dei sindacati del lirico e degli stessi lavoratori.
Il motivo?
Il Sindaco aveva garantito una nomina di comprovato profilo, basata su criteri puramente meritocratici cui si sarebbe giunti attraverso un percorso improntato alla massima trasparenza. Il risultato? Disattesi entrambi gli impegni! Non che sia una grande novità per un politico tradire le proprie promesse elettorali, semmai a sorprendere è che il politico in questione è Massimo Zedda, anni 36 di Sel che ha conquistato la poltrona di sindaco di Cagliari fondando la propria di campagna elettorale sulla prospettiva di trasparenza.
Più di qualcuno scopre solo ora che si tratta solo di uno slogan, cui non corrisponde alcun contenuto che dimostri una reale inversione di tendenza rispetto alla vecchia politica così come abbiamo imparato a conoscerla, gli stessi che continuano a pagarne i conti salati, frutto di un’eredità di sconquassi e danni incalcolabili.
Il profilo della “prescelta” signora Crivellenti non appare, stando alla lettura del suo curriculum, compatibile con il compito per mancanza di specifica esperienza ed è, anzi, in aperto contrasto con quanto previsto dallo statuto della fondazione che recita: “il Sovrintendente deve essere scelto tra persone dotate di specifica e comprovata esperienza nel settore dell’organizzazione musicale e della gestione di enti consimili, mettendo da parte logiche di spartizione politica, personalismi e tutto ciò che non coincida con criteri meritocratici per la scelta”, oltreché dal contenuto della legge Bondi.
Da sottolineare, per puro dovere di cronaca, che la stessa Crivellenti era stata dipendente del Teatro in qualità di responsabile della biglietteria in coincidenza della sovrintendenza Pietrantonio (manager in quota AN); D’altra parte è pure possibile che, in pochi mesi, nel gestire un servizio particolare all’interno della Fondazione quale la biglietteria, la signora Crivellenti abbia acquisito le capacità e l’esperienza per gestire il Teatro nella sua globalità e complessità !
Per quel che concerne il percorso intrapreso per arrivare alla suddetta nomina, esso è stato del tutto privo della tanto sbandierata trasparenza.
Il sindaco autorizza a giugno una manifestazione internazionale d’interesse pubblico che, a onor del vero, dichiara subito non essere poi così vincolante (cosa bandirla a fare?) per poi nominare la Crivellenti, che pare non si sia presa neppure la briga di inviare il proprio di curriculum. La motivazione fornita dal sindaco per spiegare le ragioni di una scelta che ha ignorato le manifestazioni di interesse da lui stesso richieste e’ poi un vero capolavoro di … Bah, trovate voi l’aggettivo: “Leggendo i curricula non è scattato quell’intuitu personae che mi ha fatto pensare che ci fosse il profilo giusto. Anche se erano tutti titolatissimi”.
Si ribadisce, disgustati, come sia evidente di essere in presenza dell’ennesimo caso di deriva della politica che, anche laddove rappresentata da un giovane esponente che si presenta come il nuovo tanto atteso che avanza ma che in realtà non può o non vuole sottrarsi alle vecchie logiche.
Le polemiche in nome della salvaguardia di un bene collettivo come il Teatro Lirico per la città di Cagliari non si quietano ma anche su questo versante va doverosamente fatto un distinguo: da un lato le forze politiche, dall’altro i lavoratori del lirico. Entrambe le parti sembrano sostenere la stessa tesi, cioè che la nomina della Crivellenti mette a repentaglio il necessario rilancio di una istituzione che solo pochi mesi ha rischiato il tracollo definitivo.
È il fine ad essere diverso: la politica protesta perché in realtà avrebbe voluto la nomina di personaggi sponsorizzati alla stessa maniera della Crivellenti ma più funzionali al loro obiettivo di perpetuare nella principale istituzione culturale di Cagliari la creazione di rendite di posizione; i lavoratori (questi ultimi in particolare già vessati con un taglio degli emolumenti pari al 22% per ripianare una parte dei consistenti debiti procurati da manager sconsiderati o incapaci con l’avallo della politica tutta) protestano per rivendicare una nomina che sia finalmente solo meritocratica, svincolata dai soliti giochi della politica con la “p” minuscola, affinché si affermi un principio fondamentale: la cultura dovrebbe essere gestita per il solo bene della collettività e soprattutto il denaro pubblico ad essa destinato dovrebbe essere investito in maniera trasparente con la massima attenzione per evitare sprechi; questo concetto semplice fatica ad affermarsi perché i partiti voraci, con la loro longa manu, trasformano i teatri in “carrozzoni” con poltrone redditizie da assegnare ad una pletora di personaggi spesso non all’altezza, che altro non fanno che sprecare risorse pubbliche. I teatri come tante altre istituzioni rappresentano un microcosmo che riflette esattamente le problematiche del sistema-paese e il risultato in definitiva e’ sempre lo stesso: i lavoratori pagano le scelte sconsiderate di manager incapaci e superpagati e a causa di media asserviti la collettività disinformata si scaglia contro i lavoratori per il disservizio ritenendoli i responsabili principali; i manager di nomina politica continuano ad alternarsi rimpinguando le proprie di tasche con stipendi faraonici e dissanguando quelle dell’istituzione che governano, i politici perseverano nel considerare i luoghi della cultura un campo di battaglia da conquistare per le solite rendite da sfruttare in sede elettorale.”

Maurizio Minore (dipendente del Teatro Lirico di Cagliari)