Energit. Le ragioni della protesta.

Da alcuni giorni i dipendenti dell’azienda Energit (gruppo Alpiq) di Cagliari, a seguito della grave crisi che rischia di concludersi a breve con il licenziamento di 62 dipendenti, hanno deciso di elevare il livello della protesta, confermando l’assemblea permanente e organizzando il presidio della sede aziendale anche al di fuori dell’orario di lavoro. I lavoratori, per lo più giovani motivati e con un’elevata specializzazione professionale, chiedono ad Alpiq trasparenza nell’analisi delle offerte pervenute e garanzie sui livelli occupazionali.
L’Associazione 5 Stelle Cagliari rinnova la solidarietà e il sostegno morale a tutti i dipendenti dell’azienda, uomini e donne che stanno lottando per mantenere il diritto elementare al lavoro.

Di seguito pubblichiamo l’informativa che ieri è stata diffusa dai lavoratori della società.

“Energit è una società attiva nel mercato libero dell’energia elettrica, fondata a Cagliari nel 2000 come multiutility e che conta attualmente 62 dipendenti. Nel 2006 la società è stata rilevata dal gruppo Alpiq (allora Atel), importante multinazionale energetica con sede in Svizzera.

La nuova proprietà si presentò con un ambizioso piano industriale che prometteva una crescita esponenziale in termini di numero clienti, energia erogata e fatturato.
Presupposti essenziali per il perseguimento di tali obiettivi erano la specializzazione sul solo mercato dell’energia elettrica, l’insediamento di un nuovo management e lo sviluppo di nuove sinergie con il resto del gruppo Alpiq.
La specializzazione venne rapidamente raggiunta, attraverso la cessione del ramo di azienda legato al business delle TLC e l’abbandono di tutte le attività della filiera al di là della vendita pura e dell’assistenza al cliente.
La centrale elettrica di Biella, controllata da Energit, venne assorbita da una società del gruppo attiva nella produzione, e le attività di trading e dispacciamento  vennero passate in capo ad Alpiq Energia Italia, principale società del gruppo in Italia, tutto ciò a spese della ricchezza professionale di Energit.
Anche le “sinergie” all’interno del gruppo si svilupparono velocemente attraverso la firma di alcuni accordi intercompany, tra Alpiq Energia Italia e Energit, per l’erogazione da parte della casa madre di una serie di servizi, a partire dalla fornitura all’ingrosso dell’energia elettrica, a prezzi non sicuramente di favore, e troppo spesso totalmente sbilanciati verso il fornitore dal punto di vista delle manleve, delle responsabilità e dell’operatività stessa che spesso rimaneva comunque in capo a Energit.

A fronte degli ambiziosi budget presentati ogni anno, e mai raggiunti, nessun nuovo investimento veniva programmato, non un singolo euro da destinare alla comunicazione, alla promozione del marchio e allo sviluppo della rete di vendita, al fine di affrontare un mercato sempre più competitivo. Anzi, la strategia della casa madre era quella di limitare il più possibile qualsiasi rischio.
Questa politica nel concreto si è tradotta in scelte strategiche spesso incomprensibili, come quella di non entrare nel mercato del gas, andando contro corrente rispetto alle strategie adottate dai competitor attivi nel mercato, o come i vincoli imposti ai nostri venditori sulla taglia massima dei clienti da contrattualizzare, sulla solvibilità passata, o ancora come l’avversione verso i clienti domestici, quasi potessimo permetterci di scegliere noi la clientela da contrattualizzare, in un mercato, quello del Retail (piccole partite Iva e clienti domestici), particolarmente concorrenziale.

Energit è stata utilizzata come stabilizzatore di rischio dalla casa madre, come un cliente a cui fornire dei servizi. Questa logica, seppur legittima a livello imprenditoriale ha portato Energit alla situazione di attuale difficoltà.
Dal canto suo Alpiq, per far fronte al suo stato di crisi, ha deciso di attuare un piano di ristrutturazione che prevede la dismissione delle attività non sul territorio Svizzero, a discapito delle altre società del gruppo presenti nel territorio europeo.

Nell’ambito di questo piano nel mese di Febbraio 2012 ci è stato comunicato l’avvio delle trattative per la cessione della società. Al termine del processo di valutazione, conclusosi nel mese di Giugno, nessuno dei soggetti che avevano manifestato interesse ha presentato poi un’offerta vincolante.
Di conseguenza l’azionista alla data del 26 Luglio ha deciso di dichiarare lo scioglimento anticipato della società e l’apertura della procedura per la messa in mobilità di tutti i dipendenti. Da questa data è scattato il conto alla rovescia di 75 giorni previsto dalla procedura, allo scadere del quale scatterà il licenziamento collettivo dei 62 dipendenti. Parallelamente sono rimaste aperte le trattative per la cessione con nuovi soggetti imprenditoriali con un nuovo termine, il 28 settembre.

Nel corso di questo periodo è stato coinvolto nel processo di scouting, l’Assessorato Regionale all’Industria, che si è impegnato a garantire aiuti per il rilancio dell’azienda e la tutela dei livelli occupazionali, nel caso in cui un nuovo soggetto rilevasse Energit. Ma, Alpiq, non ha mai fornito nessun tipo di informazione dettagliata riguardo alle trattative, né alcuna garanzia certa sul fatto che le offerte al vaglio potessero soddisfare l’unica nostra richiesta, cioè il mantenimento del posto di lavoro.

Le date decisive

Il 26 Settembre, dopo l’ennesimo incontro al tavolo assessorile conclusosi con un nulla di fatto, abbiamo dichiarato la convocazione dell’assemblea permanente.
Allo scadere del termine del 28 Settembre sono state presentate all’azionista 5 offerte vincolanti provenienti da: Esperia S.p.A., Onda Energia s.r.l., Sardinia Green Island S.p.A., Due Energie società del gruppo Duferco e Tommaso Seu procuratore per conto di una multinazionale il cui nome non è emerso direttamente.

Il 28 Settembre abbiamo deciso di elevare il livello della nostra protesta, confermando l’assemblea permanente e organizzando il presidio della sede aziendale anche al di fuori dell’orario di lavoro, chiedendo a gran voce ad Alpiq trasparenza nell’analisi delle offerte pervenute e garanzie sui livelli occupazionali.

Il 1° ottobre l’azionista ha annunciato di voler avviare il processo di negoziazione in esclusiva con Onda Energia, la cui offerta sarebbe quella che, secondo Alpiq, più si avvicina ai requisiti richiesti e garantirebbe la tutela dei livelli occupazionali sul territorio. Contemporaneamente però, conferma al tavolo assessorile di aver ricevuto mandato per la liquidazione della società nel caso in cui la trattativa non dovesse andare in porto.

Il nuovo termine per la conclusione della negoziazione è fissato per il 16 ottobre.

Ad oggi, ancora non si vedono elementi di certezza sulla chiusura della vicenda, e la liquidazione è una possibilità più che concreta. La nostra protesta continuerà fino a che Alpiq non fornirà garanzie sulla chiusura della trattative di cessione.

Noi chiediamo ad Alpiq una soluzione concreta e in tempi brevi, sostenuta da un piano industriale che garantisca il riassorbimento di tutto il personale in continuità di rapporto, senza soluzioni quindi che passino per la mobilità, dal momento che in questo caso nessuna garanzia di riassunzione può essere fornita ai lavoratori. Teniamo inoltre a sottolineare che in questi mesi non abbiamo mai smesso di spendere le nostre energie per portare avanti il nostro lavoro e mantenere inalterata l’operatività di Energit: la nostra protesta è stata condotta con grande senso di responsabilità garantendo lo svolgimento quotidiano dell’attività lavorativa, nonostante la situazione di disagio provocata dal “cappio” della procedura di mobilità che pende sul nostro collo e nonostante la latitanza completa del management”.


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