Matteo Renzi, quando i giovani diventano vecchi

In Matteo Renzi non c’è un’idea nuova di futuro del Paese, bensì permane quel desiderio che fa vecchio e degradato ogni politico: la smania di potere

Le primarie del centrosinistra non sono ancora state indette, ma lui, il sindaco di FirenzeMatteo Renzi, anticipa tutti. Partirà il 13 settembre da Verona per il lungo tour italiano. Vuole convincere l’elettorato che le sue idee “giovani” sono migliori di quelle “vecchie” dei leader storici del Partito Democratico.

Gira con un camper di nome Therry, come fosse il suo cagnolino fedele. Dientro si porta un motorino, due biclette e gli ospiti li riceve in una saletta riunioni. Per lui lavora Giorgio Gori, lo spin doctor della campagna del Renzi e dirigente di Mediaset e fondatore della casa di produzione televisiva Magnolia.

Quella di Renzi è una campagna all’americana, ma sulla base di quali idee e di quali programma? Sotto il vestito del ragazzo giovane della buona borghesia fiorentina nulla appare. Lavoro? Niente. Sanità? Niente. Piano industriale del Paese? Niente. Nuovi modelli di sviluppo? Niente. Ambiente? Niente. Cultura? Niente.

Invece di dire ciò che si dovrebbe fare nel caso vincesse le primarie del centrosinistra, Renzi annuncia una sorta di resa dei conti con l’attuale leadership del Pd. E nelle sue interviste si sentono gli stessi discorsi di un vecchio della politica ( “Se vinco vanno tutti a casa, se perdo riequilibrio il partito”). Qui non c’è lo storico dilemma del figlio che uccide il padre. In Matteo Renzi non c’è un’idea nuova di futuro del Paese, bensì permane quel desiderio che fa vecchio e degradato ogni politico: la smania di potere.

Dal blog di Daniele Biacchessi


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*