Attenti ai gruppi NIMBY

di Pietro Salaris

L’Italia nel 2011, secondo dati Terna, ha consumato circa 332,3 GWh di energia elettrica con un bisogno di potenza media netta istantanea di circa 38 GW e un picco giornaliero di 52 GW. La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da produzione nazionale per l’86,3% di cui per il 64,7% da fonte termoelettrica, il 14,3% da fonte idroelettrica il 2,9% da fonte eolica il 2,8% da fonte fotovoltaica e l’1,6% da fonte geotermica. La quota restante del 13,7%  dal saldo dell’energia comprata dall’estero. Ho elencato questi freddi dati per dire come la richiesta di energia elettrica in Italia sia una quota per nulla trascurabile e che questa venga soddisfatta in larga parte dall’utilizzo di combustibili fossili (gas, carbone, olio combustibile) e l’importazione di energia nucleare estera. In realtà la nostra vera energia sono i soldi con cui compriamo l’energia primaria sia per produrre elettricità sia per l’autotrazione, una vera emorragia di denaro che ogni giorno prende la via dell’estero ed è una delle causa del forte debito pubblico contratto negli anni passati. Per questa ragione, a mio parere, è necessario investire nelle energie rinnovabili come fotovoltaico ed eolico che pur essendo energie derivative dalle fossili hanno un ritorno energetico (EROI) tale da giustificare l’investimento fossile speso; per esempio considerato che l’energia complessiva utilizzata per un impianto di 3 KWp installato nel sud Italia si recupera in circa tre/quattro anni a seconda della latitudine e considerato che gli attuali pannelli hanno una vita utile di più di trent’anni e facile comprendere il vantaggio economico (oltre che ambientale) per il nostro paese ad investire in questa risorsa. In questi ultimi cinque anni molti investimenti sono stati fatti, soprattutto sull’onda della enorme mole di incentivi stanziati e non sempre per motivi meramente ambientali, e altri dovranno essere preventivati per ridurre la pesante dipendenza estera. In questo compulsivo sviluppo si inseriscono i gruppi NIMBY (acronimo inglese che sta per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”)  ovvero comitati di cittadini il quale atteggiamento si riscontra in proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite. L’atteggiamento NIMBY consiste nel riconoscere come importanti le opere ma, contemporaneamente, nel non volerle nel proprio territorio a causa delle presunte controindicazioni ambientali. Nel passato questi gruppi si sono occupati di ripetitori radio, inceneritori, centrali elettriche tradizionali ma oggi stanno dando il meglio nel settore delle rinnovabili e in particolare dell’eolico e fotovoltaico. Senza entrare nel merito della buona fede della maggior parte dei cittadini appartenenti a questi gruppi, in genere questi comitati rallentano e spesso bloccano iter autorizzativi di parchi eolici o fotovoltaici con motivazioni che il più delle volte sono assurde e bizzarre. Oltre a quelli classici di deturpazione del paesaggio fanno capolinea alcuni dei seguenti presunti effetti nocivi:

 

pale eoliche che uccidono l’avifauna;

infrasuoni delle pale eoliche che disturbano la riproduzione dei pipistrelli;

ombre delle pale eoliche che ruotando, potrebbero sviluppare, in soggetti predisposti, disturbi neurologici;

torri eoliche e parchi fotovoltaici che creano disagi, fino alla morte, per gli animali da pascolo;

pannelli fotovoltaici che sono un pericolo per gli aerei;

pannelli fotovoltaici che sono radioattivi e cancerogeni (sic!);

parchi fotovoltaici che rendono sterile il terreno dove sono installati;

pannelli fotovoltaici che  riflettendo la luce aumentano il calore globale della terra e quindi provocano l’effetto serra.

Su qualcuno dei precedenti punti si può anche discutere però tenendo sempre a mente due cose 1) che per vivere abbiamo necessità di produrre energia in grandi quantità 2) è scientificamente provato che le emissioni di una centrale a carbone o a olio combustibile provocano il cancro al polmone e alla vescica. Inoltre, talvolta, alle spalle di questi comitati spontanei agiscono gruppi economici e politici che con l’ambiente e l’ecologia poco hanno a che fare, i cui fini, più o meno velati, sono quello dell’ennesima inquinante centrale fossile o peggio nucleare (in Sardegna abbiamo esempi di politici che girano in lungo e largo per promuovere l’ineluttabile gasdotto Galsi). Ora il primo ad oppormi ad un uso indiscriminato (o peggio scellerato) del suolo comune (agricolo) e del paesaggio sono io e sono anche perfettamente d’accordo che un controllo serio e scrupoloso delle autorizzazioni vada fatto ma in ogni caso credo, per la salute di tutti,  sia da preferire un brutto parco eolico o fotovoltaico alla più bella centrale a carbone.


5 Comments

  1. Non è molto importante chi ha investito il proprio denaro e ne trae i benefici,l’importante è che gli incentivi hanno consentito una buona diffusione delle rinnovabili.semmai è importante ricordare,dato il clamore che si fà attorno alla quota imposta sulle bollette,che una bella fetta è stata distratta a favore dei petrolieri che grazie alle cosiddette “assimilate” in passato si sono accaparrati + della metà degli incentivi per produrre energia bruciando scarti di lavorazione petrolifera,alla faccia dell’ecologia.Questo è il vero scandalo.
    Ovviamente poi lo stato,dei soldi delle nostre bollette,si frega la sua bella fetta…..

  2. L’eolico è una fonte non programmabile e quindi l’energia prodotta deve essere o consumata istantaneamente o esportata o trasformata e stoccata sotto forma d’energia potenziale nei bacini idrici. Noi trasportiamo buona parte di questa energia eolica tramite il cavo sottomarino Sapei per alimentare il Lazio; senza questo cavo non avrebbe avuto senso installare tutti i parchi eolici che abbiamo. Io vedrei bene la Sardegna come base sperimentale di future smart grid integrate con un uso massiccio di mezzi di trasporto pubblici elettrici cosa, peraltro, possibile già da ora. Il ctm, ad esempio, ha bus elettrici a doppia alimentazione, potenziando l’uso di questi mezzi possiamo, quando splende il sole e tira il vento, alimentarli elettricamente, e di notte o quando il vento non soffia ed è nuvoloso andare con i motori diesel; questo abbatterebbe l’inquinamento e nello stesso tempo avvicinerebbe la produzione al consumo dell’energia eolica e solare. Addirittura in un futuro di medio e lungo periodo potremmo diventare un centro di sperimentazione e ricerca universitaria internazionale. Abbiamo il sole e il vento per l’energia, la terra per l’agricoltura e la natura selvaggia per il turismo; dobbiamo sfruttare al meglio le nostre risorse ed esserne padroni in casa nostra.

  3. Condividendo l’articolo penso sia utile che si sappia che i vergognosi incentivi elargiti e pagati dalla nostra bolletta dell’energia sono finiti, per una quota considerevole e sempre su grossi impianti, nelle tasche di produttori stranieri (sopratutto Tedeschi) che hanno fatto degli affari d’oro (durata vent’anni) alle spalle dei cittadini Italiani.
    un saluto a tutti.

  4. Hai perfettamente ragione, le motivazioni esposte sono validissime. Una domanda però te la voglio fare; ho visto molti impianti eolici qui da noi , in Sardegna, ma tutta la corrente che produciamo è destinata a noi o una buona parte viene esportata in continente?

    • Purtroppo temo che non saremo in grado di saperlo in quanto la “trasparenza” in queste cose è pari a zero.
      Credo possa essere un valido argomento da approfondire anche se la logica mi farebbe ritenere antieconomico il trasporto a lunga distanza che comporta sempre una certa perdita e conseguentemente una riduzione del business degli investitori.

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