Con i mesi contati

di Eugenio Benetazzo – 20 luglio 2012

In Spagna il settore pubblico è in ginocchio. Un’insegnante che guadagnava 1300 euro ora ne prende 900. E noi siamo i prossimi. L’Italia non uscirà indenne da questa depressione. Il settore bancario sta dando i primi segnali preoccupanti.

La Spagna sta vivendo in questo momento una profonda crisi di natura sociale, dovuta, sostanzialmente, al collasso della classe media borghese. Nello specifico dobbiamo prendere in considerazione proprio quello che sta colpendo, quello che sta caratterizzando tutto il settore pubblico spagnolo che ha visto contrarsi, in misura considerevole i propri livelli reddituali a seguito dei tagli che hanno caratterizzato gli stipendi e i salari dei dipendenti pubblici. E questo è stato fatto in misura trasversale, andando a toccare tutte le mansioni, tutti i lavori tipici che vengono riconosciuti a un’attività statale o parastatale, per cui si va per esempio dal pompiere alla maestra d’asilo o di scuola elementare, al postino fino all’infermiere che lavora all’ospedale.
Il personale dipendente dello Stato ha subito una contrazione della propria capacità di reddito piuttosto consistente in quanto per 3 volte consecutive sono stati tagliati i livelli di reddito. Solo la settimana scorsa il Governo ha decurtato di un ulteriore 7% i precedenti livelli. Pensate che un’insegnante che prima guadagnava quasi 1300 Euro al mese in Spagna, oggi dopo la fase di implementazione delle prime procedure di austerity, si trova con 900/950 Euro. Quindi, sul piano economico vi è un contenimento sostanziale poi della capacità di reddito e questo impatta profondamente sulla vita delle persone normali. Ognuno di noi costruisce la propria pianificazione familiare e personale sulla base della sua capacità di reddito, questo spiega anche poi la difficoltà di continuare a mantenere i propri impegni: mutui, prestiti personali etc.

I fenomeni di sommossa popolare che stiamo vedendo sono legati soprattutto a forme di protesta, se non addirittura di guerriglia civile, portate avanti proprio da impiegati dello Stato che sono letteralmente in rivolta con una violenza che non si è mai vista prima, nei confronti degli attuali politici, dell’attuale governo che si sta prestando a sforbiciare continuamente sui costi degli apparati statali. Oltre al taglio dei livelli reddituali sono stati previsti per il 2012 anche per esempio il congelamento delle tredicesime, questo proprio per aiutare le casse del Paese spagnolo a essere in grado di sostenersi. Ricordiamo le esternazioni del Ministro delle Finanze, il quale ha allarmato e impressionato tutte le comunità finanziarie con quella spiacevole affermazione, forse mal gestita sul piano dialettico, in cui ha ricordato che senza gli aiuti sovranazionali la Spagna sarebbe già in default.
In questo momento si sta assistendo a un’impennata di richieste di alloggi sociali, persone che prima lavoravano e che a seguito anche di questi tagli consistenti sono obbligate a abbandonare l’abitazione principale, non sono più in grado di sostenere per esempio gli affitti e tentano di ricorrere a un alloggio sociale.

La probabilità che questo tipo di scenario si verifichi anche in Italia è notevolmente elevata, per ragioni di somiglianza. Il percorso pare chiaro: prima la Grecia (abbiamo visto cosa ha dovuto digerire e metabolizzare), poi la Spagna e poi, per ragioni di analogia, toccherà anche a noi intraprendere questo tipo di medicina o di cura.
Ricordo che ci sono delle similitudini tra Spagna e Italia che sono impressionanti. La Spagna ha vissuto anche essa sopra le sue possibilità negli ultimi 5 anni e ha un peso sulla popolazione complessiva di quasi 3 milioni di dipendenti statali. In Italia siamo a oltre 3,4 milioni. La necessità di risanare il sistema bancario spagnolo l’abbiamo conosciuta dai media. Ma in parte la stiamo vedendo anche in Italia. I processi di riorganizzazione e di ristrutturazione dei grandi gruppi bancari italiani sono preoccupanti. Fino a qualche anno fa nessuno ipotizzava tutto ciò, per la cosiddetta solidità e grado di tutela che aveva il panorama bancario italiano. Oggi si parla di esuberi in tutti i grandi gruppi bancari italiani, a cominciare anche da dismissioni non solo di attività, ma anche di chiusura di sportelli. Questo fa capire il grado di pericolo a cui stiamo andando incontro.

Purtroppo non c’è la via d’uscita, non c’è un pulsante da premere per riportare tutto alla normalità. Le aspettative che dobbiamo avere tutti quanti sono quelle di una nuova grande depressione economica che non colpirà solol’Unione Europea, ma tutto il mondo perché ormai i mercati, purtroppo, sono strettamente collegati e una fase di contrazione, di profonda recessione di un’area continentale, impatta profondamente sulla vita degli altri, ed è quello che sta accadendo. La crisi del debito sovrano che sta adesso diventando la crisi della classe media borghese per l’aumento della tassazione, la diminuzione del riverbero dello stato sociale con le problematiche finanziarie per il risanamento degli stati, hanno come prima ripercussione un ridimensionamento del livello dei consumi su scala europea, i quali poi diventano conseguenti a problematiche economiche di paesi che in questo momento hanno puntato tanto sull’esportazione di output produttivo come per esempio la Cina e l’India, oppure di materie prima come il Canada, Brasile e l’Australia. Questa nuova, grande, depressione economica non so quanti anni potrebbe durare e temo che neanche l’intervento degli organismi sovranazionali sarà in grado di tamponare questo momento epocale in cui ci troviamo a vivere.

Fonte: cadoinpiedi.it


13 Comments

  1. Per anni ho ritenuto giusto il rispetto delle altrui opinioni tenendo in grande considerazione dei governanti per mandare avanti una nazione come la nostra, che non mi pare essere ricca di risorse naturali, come altre nazioni quali la Germania, ed apprezzando gli sforzi della generazione che, nell’immediato dopo guerra, si è ingegnata per far rifiorire il paese.
    Se tutti avessero avuto un onesto senso dello stato ed un rispetto dei diritti degli altri e dei propri doveri, forse non soffriremmo oggi così tanto per una crisi che, è vero, attanaglia quasi tutto il mondo industrializzato, ma colpisce ancora di più quelle nazioni “povere ” di risorse naturali.
    A ciò aggiungasi che per la nostra unica e vera risorsa, quella del turismo (balneare, culturale, montano, ecc.)nessuno dei governi che si sono succeduti fino ad oggi ha mai investito in leggi oculate e capaci di mettere a frutto questi beni straordinari, ma, anzi, hanno permesso, con provvedimenti demenziali, che, quanto di buono la creatività imprenditoriale italiana andava realizzando, venisse additata al pubblico ludibrio quale male terribile da estirpare perchè responsabile di evasione fiscale ecc..Nel contempo, intorno a noi, altre nazioni governate in modo meno ottuso, con leggi liberali e minore pressione fiscale richiamavano milioni di turisti, pur avendo un millesimo del nostro patrimonio. Prima che i del territorio si accalorino, tengo a precisare che il mio pensiero è guidato dalla indispensabile tutela di tutti i nostri beni, artistici e naturali, e della loro indispensabile salvaguardia per trasferirli intatti, se non migliorati, alle future generazioni.
    Queste considerazioni partono dalla riflessione che, mentre il petrolio e le altre forme di ricchezza del sottosuolo, sono destinate ad esaurirsi e così anche lo strapotere di quelle nazioni che oggi nuotano nell’oro e dettano a noi le regole dell’economia, le nostre risorse non sono ad esaurimento e, se preservate ed usate con intelligenza, ci permetterebbero di creare vera ricchezza.
    Al diavolo opere faraoniche come il Ponte sullo stretto, utile solo alle congreghe oscure degli affari sporchi, al diavolo la Tav, le Varianti di Valico e le incompiute da migliaia di miliardi di euro buttati dalla finestra, e magari atterrati nelle tasche di qualche losco.
    Al diavolo le spese inspiegabili di decine di miliardi di euro per gli aerei da guerra in una Nazione che rifugge la guerra, al diavolo tutto l’apparato militare con migliaia di ufficiali superiori che non servono in un paese pacifista, al diavolo migliaia di politici che, non avendo nè arte, nè parte, vivono delle laute prebende da parlamentari o da consiglieri regionali, provinciali od altro; al diavolo quei politici miliardari che chiedono al popolo, ormai alla fame, ancora sacrifici e sofferenze.
    Benetazzo ha espresso una sua personale opinione sulla crisi internazionale, possiamo non condividerla, ma, nel contestarla, non cadiamo nel triviale perchè non riusciamo a scuotere le coscienze delle persone: infatti, solo coinvolgendo il maggior numero di persone si può sperare di far cambiare rotta a questo sistema infame.
    A volte anche io vorrei gridare insulti e parolacce all’indirizzo di coloro, e sono di ogni colore(!), che ci hanno governato e continuano a governarci, continuando, ogni giorno, ad insultare la nostra intelligenza, annebbiandoci le idee con argomenti fasulli, giusto per distogliere l’attenzione dai veri problemi, ma so che non servirebbero se non a darmi un momentaneo sollievo, ma destinato a svanire dopo un attimo.

    • Mimmo, la sua analisi è del tutto condivisibile, tutti aspetti che ormai da anni sono noti (forse non ai più purtroppo) e sui quali molti di noi stanno cercando di dare risposte concrete…che dire? Noi stiamo cercando, nel ns piccolo, di impegnarci per contribuire al cambiamento non solo politico-istituzionale, ma persino culturale di questo Paese. Alcuni di noi lo fanno sacrificando molto del proprio personale ed assumendosi delle precise responsabilità ed è quello che chiediamo di fare a tutti i cittadini onesti e consapevoli – come Lei sembra – per aiutarci a superare questa fase. Saluti.

  2. Il rimedio qual’è? Bene sono nata nel 1949, famiglia povera si viveva con dignità faremo a meno dei telefonini degli abiti firmati. ottimi i profumi comprati dai cinesi a euro 5,50 con il 20% di sconto ho comprato un vestitino estivo a 5 euro, molto carino. Troppa carne fa male, mangiamola una massimo 2 volte la settimana, porzioni più piccole, luci accese solo in momenti indispensabili, la doccia si può fare con un minimo di acqua mentre ti insaponi non c’è bisogno che scorra. Quando ci laviamo i denti apriamo il rubinetto dell’acqua solo quando dobbiamo sciacquarli.

    • Maria Teresa io in parte sono d’accordo con te. Forse veramente “si stava meglio quando si stava peggio”. Cioè forse quando non avevamo tutto questo benessere da consumismo probabilmente davamo più valore alle cose e a quello che ci circondava e forse sprecavamo anche di meno quindi se dobbiamo trarre un insegnamento da questo periodo è senz’altro quello che le risorse non sono infinite e sprecare acqua o quant’altro è assolutamente deprecabile per tanti motivi anche etici. Io però nello spreco inserisco anche tutti i lavori iniziati e mai finiti, i super stipendi agli amici dei politici, le ruberie nell’amministrazione pubblica. Penso che quello che ci attende è una bella dieta istituzionale e una forte cura ricostituente delle classi deboli, non può continuare così !

    • Maria Teresa purtroppo temo che, lo si accetti o meno, prima o poi saremo costretti ad adattarci a condizioni perlomeno simili a quelle che tu descrivi, ciò che Latouche e Pallante definiscono “decrescita felice” che per molti – per coloro i quali non ne sono psicologicamente attrezzati – tanto felice non sarà proprio…stili di vita più sobri, più ‘naturali’ e meno selettivi saranno probabilmente una realtà a cui tutti dovremo abituarci. Questo scenario – ovviamente dipende dai punti di vista – non necessariamente sarà un’apocalisse ma, se vissuto con un minimo di consapevolezza e di accettazione dei limiti umani, rappresenterà comunque un’opportunità per molti, nel senso di ritorno a dei ritmi, dei valori e delle attività sicuramente più umani.

  3. Entrando nel tema in discussione dico che sono un po’ sconcertato. Seguo il blog quasi quotidianamente da alcuni anni e quindi conosco benetazzo e quello che dice e scrive, anche se ho bucato il meeting del 12 luglio, e quello che dice purtroppo oltre a farmi in…are di brutto (per le ingiustizie del sistema economico globale e tutte le sovrastrutture politiche conseguenti)mi fa pensare che non esistano vie d’uscita. Vorrei chiedere: esiste una via d’uscita? Un default stile Argentina ci potrebbe fare bene, dopo un ovvio periodo medio-breve di tragedia?

    • Simone, magari non sarebbe una vera e propria tragedia…almeno questo è quello che tutti noi ci auguriamo. Alcuni esperti – e mi sembra di aver capito che Benetazzo sia uno di questi – sostengono che lo scenario di tipo “argentino” sia un’ipotesi niente affatto remota per il nostro Paese. Che possa essere un bene, mia opinione personale, lo escludo soprattutto per quelle persone meno fortunate che già nell’attuale situazione stanno vivendo condizioni disagiate, per non dire drammatiche. Certo, se pensiamo alle possibili conseguenze indirette sopra citate anche da Maria Teresa (il cui nickname è “inquietudine”) forse una simile situazione potrebbe farci riscoprire stili di vita che al momento sono ancora visti come ‘alternativi’, ma che in realtà diventerebbero la norma. E, la cosa interessante a mio avviso, è che questi stili più sostenibili migliorerebbero anche la qualità di vita delle persone e persino la loro capacità di relazionarsi l’un l’altro e con il territorio e l’ambiente che le circondano.

    • Il Default “Stile Argentina” non è cosa applicabile da noi.
      Per un motivo molto semplice: l’Argentina è RICCHISSIMA di giacimenti e risorse naturali, nonché enormi distese coltivate e pascoli da far accaponare la pelle.
      Da noi, solo chiacchiere e distintivi.

  4. Benettazzo è un imbecille perchè continua a spacciare il dito per la luna. Nel senso che parla di questa situazione come se fosse la funesta e ovvia e giusta conseguenza… e invece è il risultato di una logica criminale di cui il popolo è vittima.
    E ancora più imbecille è chi pubblica questi articoli sul blog di cinquestelle, perchè significa che non ha capito un beneamato bene-cazzo di nulla.
    Caro gestore del blog 5 stelle, leggito “la guerra d’europa ” di Monia Benini e smettila di postare le stronzate di benevattelapesca.

    • Edoardo, una dialettica costruttiva richiederebbe un minimo di rispetto per l’altrui punto di vista…
      Ad ogni modo, se avesse letto in maniera approfondita alcuni altri scritti di Benetazzo (come noi abbiamo fatto in occasione del dibattito “Dietro le quinte della crisi” tenutosi a Cagliari il 12 luglio scorso), avrebbe avuto modo di constatare come questo autore spesso individui in maniera chiara e netta le responsabilità della crisi (banche, globalizzazione selvaggia, governi etc.). D’altra parte le analisi dello stesso Benetazzo sono pubblicate da numerosi altri media, compreso il blog di Grillo (proprio oggi, tra l’altro, ne è stato pubblicato uno). Questo, chiaramente, non significa che chi pubblica l’articolo di un autore ne condivida poi tutti gli aspetti del pensiero su altri temi. Inoltre saranno pubblicati a breve contributi anche di altri autori (Amoroso, Giannuli, Stiglitz etc), in modo da poter fornire ogni volta visioni anche differenti dello stesso problema, mentre altri punti di vista sono già stati inseriti di recente (quello di Serge Latouche ad esempio). E’ in questo modo, a nostro parere, che si lavora al servizio dei cittadini, dando loro (che vuol dire poi a noi tutti) la possibilità di farsi delle opinioni proprie senza una visione pre-costituita degli eventi.
      Tuttavia faremo tesoro del suo prezioso consiglio, leggeremo con interesse e curiosità il libro della Benini. Mi permetto anch’io, a questo punto, di consigliarle un testo che ho trovato personalmente illuminante: “La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca” di Karl Polanyi. Aggiungo, infine, che se vorrà segnalarci qualche articolo interessante e di rilievo, saremo ben lieti di considerarlo per la pubblicazione sul ns sito.
      Saluti.

    • Edoardo, in 5 righe hai espresso ZERO costruttività e materiale per 3 querele. Possibile che le cose non possano essere poste in maniera più educata ? E’ lecito avere anche pareri discordanti, ci mancherebbe, ma esiste anche l’educazione. Sarebbe come dire che le tue opere fanno c#@xqw e la tua tecnica è di m@xyz. Per favore…da un artista come te ci si aspetta di meglio….o no ?

      • L’educazione e’ la base di partenza per poter esprimere il proprio pensiero. Quando si hanno idee diverse si può esprimere il proprio pensiero con modi civili, la trivialità non aiuta il confronto. Mi dissocio totalmente da Edoardo.

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