Ma i referendum in Sardegna non salveranno chi ha già fallito

A soli due giorni dal raggiungimento del quorum, c’è chi esulta per il clamoroso risultato ottenuto e chi invece impreca lanciando anatemi, già immaginando oscure manovre di palazzo all’ombra del Comitato referendario. Tra le più aspre critiche contro questi referendum, sollevate non solo da alcuni volti noti della scena politica regionale, ma anche da personaggi del mondo della cultura, emerge l’elemento “personale”. In sostanza, alcuni dei promotori, sarebbero stati poco credibili dinnanzi alle proposte da essi stessi avanzate.  Una sorta di “conflitto di interessi al contrario” dunque. Dove chi ha proposto finalmente qualcosa di buono per la Sardegna con un deciso taglio agli sprechi, lo avrebbe fatto contro i suoi stessi interessi. Perchè dunque tanto impegno per nulla? La risposta (sempre secondo il teorema dei detrattori dei Referendum) è che costoro, in evidente emorragia di consensi, si siano mossi non per reale spirito civico, ma semplicemente e furbescamente a fini elettorali. Fin qui, il teorema potrebbe anche suonare interessante, considerata la presenza nel Comitato promotore, dei “Riformatori”. Per citare il buon Vito Biolchini ” … quei Riformatori di Massimo Fantola che (come bene ha ricordato qualche giorno fa la Nuova Sardegna) nel 2000 votarono a favore delle nuove provincie, non aprirono bocca tre anni dopo quando un referendum veramente popolare chiese ai sardi di abolirle”. Anche il Presidente Cappellacci, effettivamente non ha perso occasione nelle scorse settimane, per sponsorizzare i referendum su tutti i media. E per convincere i sardi, è arrivato perfino a metterci la faccia personalmente. Cosa che, a detta di molti non troppo soddisfatti del suo operato, ha rischiato seriamente di rivelarsi un boomerang per il buon esito dei referendum stessi. In linea di principio, se penso a Cappellacci e ai suoi spot, qualche dubbio mi sorge. E mi domando se il mio voto non sia servito a riesumare politicamente personaggi che alla Sardegna e ai sardi hanno riservato fino ad oggi nient’altro che illusioni e delusioni. Un dubbio legittimo era giusto porselo, prima del voto. E ora ancor più. Pur conoscendone già l’esito. Poi però, l’unica risposta che mi viene in mente, è d’aver fatto bene a votare. Aggiungo che dovrebbero esserne convinti tutti coloro che, in buona fede, hanno esercitato questo sacrosanto diritto recandosi alle urne. Ritengo infatti quello del 6 maggio un “TEST”. Una sorta di banco di prova per i sardi che ancora credono nella possibilità di esprimere la propria volontà, attraverso uno strumento assolutamente democratico: il REFERENDUM. Per come vedo la politica oggi e considerando i chiari segnali che l’elettorato, trasversalmente da destra a sinistra, passando per il centro, sta inviando ai politici di vecchio stampo, sono convinta che il vento stia davvero cambiando. Lo dimostra il voto referendario in Sardegna e lo dimostrano i clamorosi “flop” in tutta Italia, dei partiti di massa alle Amministrative 2012. Credo che i cittadini, ed i sardi in particolare, non siano più disposti a fare sconti. E credo anche che avranno memoria di ciò che è stata la politica in Sardegna nel passato recente. Il raggiungimento del quorum per l’abolizione delle province e per gli altri 6 quesiti referendari, non porterà alcuna linfa vitale a chi ha promosso il referendum in malafede (se davvero qualcuno c’è stato). Ormai l’immagine imbellettata di una certa rappresentanza politica, non può incantare più nessuno. Certo, il richiamo del voto di scambio, l’illusione che votando tizio piuttosto che caio, rinverdisca l’orticello di qualcuno, attecchirà comunque in taluni casi. E’ inevitabile. Gli “opportunisti del voto utile”, che per un tozzo di pane oggi, sacrificano i figli domani, ci saranno sempre. Ma Come dice un vecchio proverbio, “una rondine non fa primavera”. I sardi si sono espressi e hanno dato un segnale chiaro. Oggi si vogliono abolire le province, domani l’obiettivo sarà resettare un’intera classe politica, incapace di offrire un progetto serio e una visione per il futuro al popolo sardo. Nessuno sarà escluso dallo “tsunami” del cambiamento. Qualcuno adesso nei palazzi del potere se la ride, nella convinzione che “l’asino sardo si possa fregare due volte”, mentre la poltrona gli stà già scivolando da sotto il sedere.

About Emanuela Corda 12 Articoli
Emanuela Corda, cagliaritana, 36 anni grafico pubblicitario, Vignettista e fumettista. Appassionata di lettura, teatro, cinema, (amici a 4 zampe e non solo)

85 Comments

  1. Quante storie. Sempre le solite brighe , sia qui che a Roma. Siamo appena 1.500.000 abitanti, su un territorio immenso, ma VUOTO. Vuoto di idee politiche, vuoto di politici giusti. In sardegna ci stiamo girando intorno da cinquant’anni! Qui ci vuole solo una cosa,il Turismo . Ma un tipo particolare di turismo,il TURISMO SOCIALE!!!
    Basta con i vecchi tromboni della politica che hanno portato i ‘Moratti’ e i ‘Rovelli’. Sarroch poteva essere la Portofino della Sardegna, e Porto Torres come Alghero!Invece sono due pozze di petrolio. Siamo sempre stati il granaio di Roma, e ancora lo siamo! Potremo essere il granaio di noi stessi. Perchè non riusciamo a mettere d’accordo le varie anime sardiste, invece di trascurarlè ? E’ li LA SOLUZIONE! Non tanto ciome numero di voti (che non ce la facciamo) quanto come MOTORE di sensibilizzazione dei sardi. Via dunque i vecchi soloni, e seguiamo Grillo he non è un pazzo, ma solo uno come noi che però ha avuto il coraggio! OUTOUT alla Merkel,e se non ci sta esca lei. Altrimenti LIRA sia ! Tanto prima o poi ci metteranno in mutande tutti, e alla lira dovremo tornare, ma messi peggio! Lo vedete come sono sordi e ignavi questi politici? Questi se ne devono andare via tutti, per una nuova generazione di politici a 3.000 euro al mese, e le spese pagate di tasca loro come tutti!

  2. e a proposito di soldi, è giusto che escano dalle nostre tasche, pochi o molti che siano.
    Potremmo stabilire una quota associativa, assolutamente libera, per fare fronte alle spese correnti che, non dovendo comprare diamanti o case, saranno peraltro abbastanza contenute.

    • E’ già così, gli Associati versano una quota e, nel caso un’evento sia costato un po più del previsto si compartecipa al ripianamento (ma parliamo di cifre ridicole e quando saremo di più peseranno quanto un caffè al bar).
      A questo si aggiungono le offerte spontanee ed anonime dei partecipanti, alcune più generose di altre, ma sempre dettate da un’apprezzamento per il lavoro svolto e forse anche da una speranza che ripongono sui risultati del lavoro futuro.

    • si, roberto, hai ragione, è senz’altro meglio una sala, rischieremmo altrimenti di sembrare quattro pellegrini per strada.
      Al contrario ci stiamo prendendo molto sul serio.
      Ci vediamo venerdì.

  3. Caro sportog allora iniziamo cosa aspettiamo anche gli autori di questo blog sono convinto che gradiranno vederci sentirci fare proposte . A presto dunque

  4. Cari amici, da sempre ogni sistema di governo dopo aver generato una classe politica becera e corrotta tenta disperatamente di riciclarsi incipriandosi e proponendosi come il nuovo per chiedere ancora consensi affinché come per incanto possa rigenerarsi a nuova vita. A ben vedere molta della storia politica italiana ha assunto questi connotati . Dopo aver militato dal ’74 nella sinistra storica credetemi ho capito quanto i partiti si siamo preparati a respingere l’urto della protesta e dei molti movimenti che hanno spesso meglio contestato i disagi di questo modo di fare politica e del distacco dei politici dai problemi reali del paese. Se ho pensato di aderire al M5S e’ perché credo che veramente se il Movimento potrà darsi un minimo di organizzazione potrà essere il soggetto che reciterà il requiem a questa classe politica che oramai resta a galla per inerzia e che ancora tanti danni fa al paese. Molti di noi approdano al movimento dopo esperienze di vita e politiche almeno per me molto deludenti dove dopo aver riscontrato che chi la faceva da padrona non erano le idee di rinnovare la politica portandola davvero vicino alla gente ma solo il bieco calcolo politico fine a se stesso. Mi piacerebbe davvero che ci incontrassimo affinché unendoci per un obiettivo di reale cambiamento non saremo solo persone oneste senza futuro che vivono male in una società in mano agli sciacalli della politica.

    • caro Efisio, ciò che hai detto è anche la mia storia, condivido la tua analisi e la tua proposta.
      il blog è importante, ma penso che incontrarsi lo sia altrettanto se non di più.
      se fossimo un partito prenoteremmo una sala in qualche lussuoso hotel, ma io penso che il m5s possa incontrarsi anche in un posto pubblico, quale monte urpinu o il bastione

      • Caro Sportog,
        non siamo un partito ma non dobbiamo neanche farci 100mila pippe mentali e complicarci la vita per quello che possiamo o non possiamo fare. Usiamo la ragione e conveniamo che una sala ben attrezzata è l’ideale soprattutto quando vogliamo usare strumenti come video e collegamenti web senza spendere troppi soldi, che peraltro mettiamo noi di tasca nostra. Abbiamo anche la possibilità di fare eventi in luoghi pubblici ma ricorda che sono comunque soggetti a richiesta di autorizzazione comunale…quindi per fare si può fare tutto ma non c’è un’etichetta che indica cosa sia più attinente al nostro MoVimento.

  5. Cara Manu, la rivoluzione delle idee è prossima, concordo con te, il risultato referendario a noi Sardi ha oggi restituito quel briciolo di “potere” chormai ci riprendiamo così come la libertà domani… oggi con il voto, domani agendo in prima persona. I risultati delle urne sono stati preceduti dall’azione preventiva dell’ UdP con le missive al Tribunale, comportamento sintomatico, il timore vissuto è divenuto realtà, le certezze consolidate sono svanite, le poltrone appesantite sono magicamente (quasi) nuovamente libere! Oggi si gioisce così come si festeggia al raggiungimento di un traguardo importante, oggi abbiamo tutti quanti trovato fiducia, oggi siamo tutti più convinti che qualcosa cambierà, abbiamo quasi la certezza, non ci sentiamo più soli, mai più mosche bianche, il nostro entusiasmo è coinvolgente, oggi siamo in tanti a crederci, più di ieri e meno di domani! Un successo bissato dai risultati delle amministrative nelle circoscrizioni comunali chiamate alle urne, una vittoria delle idee e del coraggio, supportato dalle parole dei partiti “perdenti”, che definiscono il movimento 5 stelle, come un fuoco di paglia, come un voto di protesta, come l’avviso dato dagli elettori ai vecchi caproni…”attenti o non avrete più i nostri voti”…non un …”ora basta, avere esagerato, ora a noi la parola”. Sono ancora convinti che torneranno ad essere vincenti, iniziano a tessere le trame di nuove alleanze ed io sono convinto che domani ci saranno molti più disoccupati e questa volta saremo noi a licenziare, noi che siamo la società pulita.

  6. Il movimento 5 stelle è nuovo, io ho aderito pochi giorni fa dopo una lunghissima storia politica iniziata nel 1968 (si proprio quello vero!) all’università. ho cercato soluzioni tutta la vita e ora ho deciso di provare da questa parte.
    Ognuno di noi ha dietro una sua storia, non cerchiamo affrettate imenoplastiche, come scrisse Mina sul blog qualche giorno fa.
    scartiamo coloro che si sono compromessi precedentemente in vicende poco chiare e miriamo ai risultati.
    e privilegiamo i giovani, voglio un premier quarantenne, che sappia trasfondere la sua energia e vitalità nella politica.
    va da sè quindi che i tentativi dei nomi “noti” siano essi Cappellacci, Fantola e chissà chi altri mi lasciano del tutto indifferente. il movimento 5 stelle non appartiene a loro e mai gli apparterrà: è un movimento che è nato spontaneo, come si è già detto, con l’aiuto maieutico di Beppe Grillo.
    le linee d’azione non le impone Grillo, le decidiamo noi. dobbiamo darci quindi un minimo di organizzazione, soprattutto volontaria, che si faccia carico di raccogliere le istanze degli aderenti e portarle avanti.
    e chi ha già fallito ne deve stare fuori

  7. Avete perfettamente ragione su quanto affermato in questo articolo considerato che:
    – i riformatori hanno sempre proposto referendum e poi in realtà hanno sempre fatto il contrario
    – sulle province dieci anni fa hanno fatto battaglia per istituirle e creare nuovi riferimenti clientelari, ed oggi sempre a spese dei cittadini propongono un referendum per abolirle e lo stesso si può dire per gli enti non solo inutili ma anche onerosi creati solo per la spartizione del potere politico. Adesso succederà che per evitare la riduzione dei consiglieri regionali e per non eliminare gli enti e per non fare niente che possa privare la casta del più piccolo privilegio, andranno ad elezioni anticipate pensando di rientrare in massa, ma non hanno capito che la gente ne ha piene le tasche e che non li vuole più vedere, per cui spero che molti di questi che nella vita non hanno mai fatto niente ma si sono cibati solo di politica e che per anni non sono stati in grado di fare una proposta di legge in favore dei cittadini tornino a casa.

    • Caro amico, aggiungo al tuo commento che dire oggi che la gente è stufa, non è fare retorica. La rivoluzione è vicina. E non ci sarà alcun bisogno di imbracciare i fucili come qualcuno ammoniva tempo fa. La rivolta scoppierà nell’urna elettorale. Sarà la ribellione delle idee e della coscienza come “ritorno al bello”. Questo i lorsignori privilegiati non l’hanno ancora metabolizzato. Meglio così. Per loro la sconfitta sarà ancora più devastante.

  8. Emanuela, ma in fondo che importa che nel 2000 i Riformatori (e qualche altro) abbiano votato a favore della istituzone delle 4 nuove province e poi, con apprezzabile ravvedimento operoso, 12 anni dopo si siano fatti promotori di un giusto referendum? Anche io allora, in altra “temperie politico culturale” votai per tenerle, sperando che si sarebbe spazzato via tutto ciò che c’era in mezzo (comunita montane, consorzi di bonifica…). Ma in Italia non va mai così; se istituisci un nuovo ente, con l’obiettivo di razionalizzare e sopprimerne qualche altro, parte il nuovo e rimane, sistematicamente, anche il vecchio. Ergo, onore ai referendari, della prima e dell’ultima ora. Il problema che resta sarà quello di riorganizare, veramente, il sistema delle autonomie locali sarde; un universo in cui, dopo la soppressione delle comunità montane sono nate circa 30 unioni di comuni, scatole vuotissime, che magari è arrivato il momento di riempire. Ma in Sardegna, alla faccia delle pulsioni/farneticazioni neoindipendentiste, non risulta essere presente una classe dirigente (politica e tecnica) in grado di “far bene le cose”. Staremo a vedere.

    • Ciao Bruno, se può confortarti, ti faccio presente che in Sardegna si stanno sviluppando tanti movimenti dal basso. Esperienze sul territorio che vedono i cittadini in prima linea pronti ed organizzati, per riprendersi in mano il futuro. Alcuni di questi movimenti spontanei hanno programmi molto seri e ben sviluppati che ben si sposano con una capillarità dell’azione sul territorio, dal sud al nord dell’isola. Ogni giorno ci sono incontri, dibattiti, convegni, manifestazioni spontaee che avvicinano sempre più persone schifate dall’attuale rappresentanza politica, verso un unico obiettivo. Eliminare il problema alla radice. Ovviamente a livello politico, con la sola forza della ragione e delle idee. La violenza e il caos non sono ammessi perchè porterebbero la Sardegna al tracollo definitivo. La nostra associazione aderente al Movimento 5 Stelle si sta impegnando affinchè tutte le forze nuove, apartitiche e realmente democratiche dell’isola, trovino una sintesi per dar vita ad una forza che sia davvero incisiva a livello regionale e spazzi via definitivamente anni di clientele e ragnatele politiche. I movimenti per le grandi battaglie sul territorio sono la speranza per il futuro. Tutto ciò che tira acqua al mulino di un sistema che fa acqua da tutte le parti, rappresenta ormai il “passato remoto”. Chi vive da anni di politica non l’ha ancora capito. Ma presto sarà costretto a prenderne atto.

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