Passi Carrabili e Mucche da mungere

E quindi ci risiamo. Ancora una volta un dirigente di una delle tante agenzie incaricate della riscossione dei 100mila balzelli, allerta i suoi adepti che travestiti da mandriani vengono sguinzagliati per la città alla ricerca di cittadini da mungere come mucche da latte. Vanno in giro per città e provincia come cani da caccia, guardando, fiutando, spostandosi di casa in casa, di attività in attività alla ricerca di una preda come già successo per le attività commerciali che esponevano insegne all’interno dei locali ma visibili dall’esterno. Non paghi delle alte tariffe già versate dagli esercenti per le insegne esterne, quelle cioè che secondo loro occupano suolo pubblico, cioè suolo di tutti noi.

Ora è la volta dei Passi Carrabili.

Non si capisce bene se chi è deputato a questo ruolo di riscossione sappia fare effettivamente il suo lavoro, di certo è ben pagato per trovare il modo di spillarci altri soldi perchè si sa, le casse pubbliche hanno sempre delle falle talmente vaste che richiedono sempre nuovi rabbocchi. Poco importa quindi che sappia fare bene il suo lavoro, informarsi, tenersi aggiornato, studiare, verificare che le azioni intraprese siano conformi alle normative vigenti. L’importante è fare cassa, mungere il cittadino come una mucca, tirare via il sangue goccia dopo goccia, pochi soldi e spesso in modo che sia più conveniente pagare che perdere giornate intere a fare la fila e per trovarsi poi di fronte un (nostro) dipendente arrogante messo lì a fare tutto tranne che dare spiegazioni per risolvere i problemi. In questa frenesia da tariffazione rientra di tutto e ora che serve fare cassa è il turno dei passi carrabili. Ogni accesso viene tariffato come passo carrabile, poi si vedrà…intanto si manda una bella raccomandata con intimazione di pagamento e così il meccanismo parte, l’amministrazione intima, il cittadino vessato spesso paga per non perdere tempo, poco importa se spesso il tributo non è dovuto.

La Sentenza della Corte di Cassazione n. 16733/2007 ha infatti ribadito che non sono soggetti a tassa o tariffa i c.d. “passi a raso”. La Suprema Corte ha stabilito che il passo a raso, cioè senza taglio di marciapiede, listoni delimitativi o altre opere, “non determina un’occupazione visibile del suolo pubblico”, dato che “manca qualsiasi opera o manufatto realizzato su suolo pubblico”, e che “non presenta interruzioni sul marciapiede o modifiche del piano stradale che permettano, al proprietario dell’accesso, una posizione ed un uso diverso del marciapiede da quello di cui può continuare a fruire tutta la collettività”.

L’articolo 44 del Decreto Legislativo n.507/1993 definisce i passi carrabili “quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra o altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata”. Se non c’è alcuna di queste opere, o se non c’è una espressa richiesta del proprietario quindi la tassa non è dovuta. Alcuni Comuni hanno pensato di aggirare l’ostacolo grazie a quanto sancito dall’articolo 22 del Codice della strada, il quale ha stabilito che “i passi carrabili devono essere individuati con l’apposito segnale, previa autorizzazione dell’ente proprietario della strada”, nel nostro caso il Comune.

L’articolo 46 del regolamento del Codice della strada (D.P.R. n. 495/1992) aveva pure ribadito che il “passo carrabile deve essere segnalato mediante l’apposito segnale”, cioè il cartello di divieto di sosta, per il quale si deve pagare un canone annuo. Tali norme sono apparentemente in contrasto con la non tassabilità dei passi a raso, ma non dimentichiamoci che per passo carrabile si intende sempre quello definito dal Decreto Legislativo n. 507/1993, ovvero con manufatti o interruzione del marciapiede. Pertanto i passi a raso continuano ad essere esclusi sia dalla tassa che dal segnale a pagamento, tanto è vero che l’articolo 36 del D.P.R. n. 610/1996 ha successivamente modificato il regolamento del Codice della Strada, stabilendo che nei passi a raso il divieto di sosta e il relativo cartello sono subordinati alla richiesta del proprietario.

Veramente pregevole per l’informazione dei propri cittadini è il lavoro svolto dal Comune di Campi Bisenzio (FI) che illustra con dovizia di particolari e disegni esplicativi tutti i tipi di passi carrabili, le modalità per la richiesta etc. Peccato che poi si dimentichi di indicare che per i passi “a raso” nessuna tassa è dovuta.

 L’Unione Nazionale Consumatori in un articolo del febbraio 2008  riportato integralmente qui di seguito ha denunciato già da tempo il problema, scagliandosi contro i sindaci che fanno i furbi per racimolare un pò di soldi in più…

Ecco l’articolo completo
dell’Unione Nazionale Consumatori

Truffa sui passi carrabili a raso

Per la tassa o tariffa sui passi carrabili bisognerebbe denunciare per abuso di potere ed estorsione tutti i sindaci che fanno i furbi per racimolare un pò di soldi in più ed alimentare le ruberie pubbliche, intasando di lavoro anche i giudici. La Corte di Cassazione è dovuta intervenire ancora una volta sui passi carrabili a raso (sentenza n. 16733/2007) per ribadire che non sono soggetti a tassa (o tariffa: neanche si sa bene che natura abbia, cambia da Comune a Comune). La suprema Corte ha stabilito ancora una volta che il passo a raso, cioé senza taglio di marciapiede, listoni delimitativi o altre opere, “non determina un’occupazione visibile del suolo pubblico”, dato che “manca qualsiasi opera o manufatto realizzato su suolo pubblico”, e che “non presenta interruzioni sul marciapiede o modifiche del piano stradale che permettano, al proprietario dell’accesso, una posizione ed un uso diverso del marciapiede da quello di cui può fruire tutta la collettività”.
Purtroppo i cittadini nulla sanno di norme e sentenze e quindi pagano. Bisognerebbe denunciare per abuso di potere, estorsione e truffa anche i Vigili urbani che girano per far pagare la tassa agli ignari cittadini, ben sapendo che si chiama TOSAP, ovvero tassa di occupazione suolo ed aree pubbliche, quindi se non c’è occupazione non c’è neanche tassa. Infatti, l’articolo 44 del decreto legislativo n. 507/1993 definisce i passi carrabili “quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra o altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata”. Se non c’è alcuna di queste opere, la tassazione degli accessi a raso comporterebbe l’assoggettamento ad un onere tributario del diritto di accesso alla proprietà privata, che dal punto di vista giuridico è una follia.
Senonché i Comuni hanno pensato di aggirare l’ostacolo con l’articolo 22 del Codice della strada, il quale ha stabilito che “i passi carrabili devono essere individuati con l’apposito segnale, previa autorizzazione dell’ente proprietario” della strada, che è quasi sempre il Comune. L’articolo 46 del regolamento del Codice della strada (DPR n. 495/1992) aveva pure ribadito che il “passo carrabile deve essere segnalato mediante l’apposito segnale”, cioè il cartello di divieto di sosta, per il quale si deve pagare un canone annuo. Tali norme sono apparentemente in contrasto con la non tassabilità dei passi a raso, ma in realtà per passo carrabile si intende sempre quello definito dal decreto legislativo n. 507/1993, ovvero con manufatti o interruzione del marciapiede. I passi a raso continuano ad essere esclusi sia dalla tassa sia dal segnale a pagamento, tanto è vero che l’articolo 36 del DPR n. 610/1996 ha successivamente modificato la norma del regolamento del Codice della strada, stabilendo che nei passi a raso il divieto di sosta e il relativo cartello sono subordinati alla richiesta del proprietario.
Per aggirare ulteriormente anche questa norma, alcuni Comuni hanno pensato a una furbata, sguinzagliando i Vigili urbani che fanno firmare ai proprietari dei passi a raso una “richiesta di regolarizzazione” del passo che praticamente è una semplice richiesta del cartello di divieto di sosta, dietro pagamento del relativo canone. Presso a poco è un imbroglio fatto da una autorità pubblica, dal momento che il proprietario del passo a raso non sa e tanto meno non viene informato che potrebbe rifiutarsi di firmare la “richiesta di regolarizzazione”.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: febbraio 2008

Il problema a livello nazionale era stato anche affrontato nel mese di Aprile 2010 dal Comune di Perugia che si era visto restituire al mittente le migliaia di cartelle inviate ai propri cittadini, fatto riportato dal sito iltamtam.it  con un articolo ben circostanziato.

Che fare quindi ? E’ necessario che riprendiamo a fare i cittadini attivi secondo gli strumenti che la normativa mette a disposizione di ognuno di noi. Smettiamola di lamentarci senza fare niente e poi pretendere che i nostri diritti di cittadini vengano rispettati. Agiamo da cittadini consapevoli dei propri diritti e della propria autodeterminazione.

A breve ci attiveremo per creare una iniziativa per invitare il Comune di Cagliari (ma il sistema è applicabile anche ad altri comuni) ad affrontare e risolvere definitivamente il problema che a nostro avviso è vessatorio, teso solo a creare beneficio per le casse comunali e, cosa di non poco conto per i casi indicati, relativo ad un tributo non dovuto.

Per rimanere aggiornato troverai in questo sito sulla parte destra della pagina HOME due pulsanti: ISCRIVITI o REGISTRATI in modo che possiamo tenerti aggiornato sugli sviluppi e sulla attività in corso della iniziativa contro la tassazione indebita dei PASSI CARRABILI a raso.

 Leggi anche l’aggiornamento del 21 febbraio con il facsimile del modulo pubblicato


10 Comments

  1. “via Nazario Sauro, dove una gentilissima impiegata, dopo aver visionato via google maps il presunto passo carrabile, ha provveduto ad annullare seduta stante le 2 cartelle, inviando comunicazione via fax all’AIPA.”

    E sei stato anche fortunato.

  2. Ciao Simonetta e grazie per il tuo intervento sul ns. sito

    Per il facsimile dovremmo riuscire a pubblicarlo entro questo pomeriggio.

    Calcola però che AIPA è stata letteralmente sommersa dai ricorsi (che comunque devi fare) e non riuscirà a dare comunicazione entro i termini quindi i ns. riferimenti legali si sono già attivati e stanno valutando come impostare l’eventuale ricorso al Giudice di Pace da inviare entro i termini.

    Ti facciamo sapere quanto prima e ti terremo aggiornata.

    Un saluto

    • Anch’io come tanti cagliaritani ho ricevuto la richiesta di pagamento per 2 annualità della COSAP.

      In particolare mi veniva considerato come scivolo il cordolo che corre lungo la cunetta, e che a loro dire era stato modificato per agevolare l’ingresso della mia auto nel garage. Inutile dire che questo cordolo è presente da circa 40 anni e che mai è stato abbassato o livellato in maniera tale da trasformarlo in rampa di accesso. Oltrettutto la sua altezza rende pressochè impossibile l’ingresso del garage, a meno che non si utilizzi un carrarmato.

      Morale della favola: mi sono recato agli uffici del comune in via Nazario Sauro, dove una gentilissima impiegata, dopo aver visionato via google maps il presunto passo carrabile, ha provveduto ad annullare seduta stante le 2 cartelle, inviando comunicazione via fax all’AIPA.

      come far perdere tempo ai cittadini

  3. Cagliari. Appena arrivato anche a me avviso di pagamento per un passo carrabile che non ho. Mai fatto richiesta, tanto e’ che proprio di fronte al mio cancello hanno fatto (giustamente) un parcheggio con strisce bianche. Per cui proprio lo stesso Comune accerta che il mio NON è passo carrabile. Ma… Sembra che l’ultima volta che hanno rifatto i marciapiedi l’estremità del marciapiede è stata fatta a scivolo (neanche tutto il marciapiede, l’estremità del gradino!!!) e questo per il Comune di Cagliari AIPA e’ ragione sufficiente per mettermi in torto e in mora (avvisi oggi su 2010 e 2011). All’ufficio dell’aipa dicono di pagare e fare eventualmente ricorso contro l’ufficio urbanistica (ufficio del comune di Cagliari !!!!). Stiamo impazzendo, oggi mi sono sentita truffata come mai….. bellissimo il titolo, verissimo, i cittadini onesti sono trattati come mucche da mungere…

  4. Orc!
    Mi devo correggere!!

    Giusto questa mattina sono passato in via San Giovanni e…
    … sorpresa!

    Molti tratti protetti da transenne non rimovibili a protezione degli ingressi (una sorta di marciapiedi virtuale).

    Azz, quindi, problema parzialmente risolto.
    In alcuni tratti rimane come prima.

  5. Qualche anno fa, in occasione della collaborazione con Francesco Lippi (stavamo lavorando sulla Legge per il recupero Urbanistico del Centro Storico Cagliaritano) sollevai un problema tutt’ora irrisolto:
    – ci si preoccupa sempre e SOLO dei passi “carrabili” come se l’unico problema siano le automobili, ma nessuno pensa a quanti, e credetemi sono TANTI, non possono uscire di casa a PIEDI perchè si trovano le auto parcheggiate DAVANTI ALLA PORTA!

    Ecco, la normativa è decisamente carente in tal senso, capisco l’OT, ma questo post mi ha risvegliato il vecchio problema NON AFFRONTATO.

    Qualcuno di voi ha amici o parenti (per esmpio) in via San Giovanni?
    Cosa credete che ne pensi?
    Immagino che sia un argomento che possa sensibilizzarli NOTEVOLMENTE.

  6. Io abito a San Teodoro ed anche qui, con il Comune che se ne è lavato le mani facendo finta di non sapere nulla, a molti sono arrivate le raccomandate e i bollettini con la tassa sui passi carrabili e l’occupazione di suolo pubblico da pagare. L’agenzia di riscossione non è sarda, sebbene abbia una sede anche a Cagliari, e così ha aperto un ufficio all’interno del Comune, con uno o due persone che rispondono a chi chiede informazioni dando un foglio da compilare che poi loro inviano alla sede principale.
    Il mio accesso è a raso, loro mi hanno risposto via email che concordano sul fatto che l’accesso a raso non è soggetto a tassazione, ma che devo pagare perchè io non rientro in quel caso, allegandomi la fotografia del mio accesso. Ma in realtà hanno inviato la fotografia che non ritrae il mio accesso.
    Inoltre la tassazione era per gli anni dal 2006 al 2011, e ormai scaduto è arrivato anche il bollettino per il 2012.

    • Fabrizio, anche a Cagliari sono stati usati sistemi molto approssimativi, Da verificare anche da parte di chi sono stati fatte le verifiche, se da tecnici abilitati o da semplici cottimisti visto che di misurazioni e rilevamenti tecnici si tratta. Lo spirito del legislatore prevede che il cittadino che desidera usufruire della carrabilità dell’accesso faccia una richiesta per la concessione direttamente al Comune. Qui invece è stato invertito il principio ovvero dove c’è un passo carrabile (anche abusivo) si paga. Vero è che chi ha arbitrariamente e autonomamente fatto delle modifiche al marciapiede ribassando da un lato il cordolo o modifiche al manto stradale (la classica rampetta in cemento), ovvero chi fa un uso CARRABILE dell’accesso è giusto che paghi oppure che rimuova/ripristini le modifiche perchè le modifiche, nello spirito della legge, sottraggono alla comunità lo spazio che viene utilizzato a quel punto da un solo cittadino.
      Quello che abbiamo riscontrato e per il quale ci siamo attivati, è la natura vessatoria quando si tratta di accessi dove il cittadino non ha mai richiesto la carrabilità del passo, non ha mai fatto modifiche al marciapiede o altro (poco importa se le imprese che da poco hanno rifatto i marciapiedi hanno ritenuto di ribassare i cordoli o il livello del marciapiede a loro discrezione). Questo tipo di accesso si chiama “a raso”, non sottrae nulla alla comunità in quanto non c’è occupazione di suolo pubblico ed il tributo non è dovuto. Il cittadino DEVE essere nella condizione di decidere se dell’accesso vuol fare un uso carrabile e non il contrario come pretende il gestore. Un saluto.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*