Il Geoparco una nuova risorsa dalle miniere

Minatori

Dai fenici ai giorni nostri la Sardegna può mostrare ai suoi visitatori come si è evoluta l’attività estrattiva. Nella stessa città di Cagliari, all’ interno del colle di Tuvixeddu, sono visibili attività di cava che vanno dall’ epoca punico – romana per arrivare al recente “canyon” dell’Italcementi. Tutte le aree minerarie della Sardegna se ben pubblicizzate e organizzate potrebbero rilanciare l’economia della nostra isola (almeno in parte) ed in particolare del Sulcis Iglesiente, una delle aree più povere d’Italia ma che da questo punto ha un grande potenziale. Perché questo non è ancora avvenuto? probabilmente perché quando si parla di Geoparco si pensa in maniera negativa ad un altro ente inutile ma è veramente così? lo sarà se non lo si vuol far crescere, sappiamo tutti infatti che un nuovo prodotto per essere appetibile non può essere solo immesso nel mercato ma dovrà essere preceduto da una buona campagna pubblicitaria, dovrà essere continuamente migliorato, “aggiornato”, in pratica si dovrà lavorare sia sui collegamenti interni che esterni ovvero studiare un’adeguata continuità territoriale, si dovrà cercare di avere un prodotto dinamico nel tempo e che sia il più diversificato possibile. Fare tutto ciò non è semplice, non porta nemmeno risultati nell’immediato ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui il Parco minerario non è stato ancora avviato, bisogna però tener presente che questo tipo di industria (turistica) non crea inquinamento, non comporta realizzazione di nuovi edifici, manterrebbe viva la nostra storia, verrebbero impiegate diverse figure che vanno dal semplice operaio alla guida turistica, al geologo, all’ ingegnere, ecc., avremmo un flusso turistico non più concentrato nel periodo estivo e si avrebbe un aumento diffuso della ricchezza. Dalle considerazioni sopra scritte sorge spontanea una domanda, soprattutto sapendo che in altre località europee i bacini minerari sono diventanti delle vere attrazioni, perché in Sardegna non si riesce a creare questo tipo di polo turistico?


Andrea Vallascas
Antonio Massoni 

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attivista movimento 5 stelle

2 Comments

  1. Il Geoparco è una risorsa? viene subito da dire si. Ma le cose negli anni hanno dimostrato il contrario.
    L’idea di valorizzare le miniere della Sardegna nasce nella seconda metà degli anni Novanta, quando è certa la chiusura delle miniere e la perdita di migliaia di posti di lavoro.
    L’Emsa (l’ex ente minerario sardo), fa un bel progetto di parco che trova molti consensi ma scarsa applicazione. Un consigliere regionale DS (Giampiero Pinna) sta chiuso un anno in galleria per chiedere il decollo del parco, alla fine, cioè nel 2001, viene il Ministro Matteoli che firma il decreto. Il parco decolla??, manco per nulla. Passano gli anni con le giunte di centro-destra che trascurano tutto, anche i rapporti con L’Unesco, che infatti ci caccia in malo modo. Vanno avanti gli investimenti (quelli in Italia non si fermano mai). In 10 anni vengono ristrutturati circa 95 edifici minerari in decine di villaggi, vengono bonificate discariche e antichi impianti. Ma sono quasi tutte spese fallimentari, i turisti apprezzano ma non fanno il miracolo nelle aree minerarie. In 10 anni si spendono almeno 500 milioni di euro per tenere in piedi un piccolo esercito di ex lavoratori socialmente utili, ex minatori, ex trombati in varie elezioni ed altra cianfrusaglia umana. Dopo tutti questi soldi pubblici spesi malissimo, senza un minimo di ricaduta turistica, possiamo pensare che il parco è una risorsa o più semplicemente è un immenso pozzo per sperperare risolrse pubbliche????

    • Il suo commento è corretto ed infatti come ho scritto nella presentazione del video, e qui ripeto, affinché il Geoparco non sia un ente inutile e come scrive lei “un pozzo dove sperperare risorse pubbliche” è necessario uno studio adeguato e lavoro sul marketing, sulla continuità territoriale e sui collegamenti interni.
      A puro titolo di esempio semplicistico: non bisogna concentrare i turisti solo nel periodo estivo, non gli si può chiedere che spendano 200 – 300 euro solo per venire in Sardegna e non fornigli indicazioni su dove andare e sull’uso dei mezzi pubblici.
      Sullo spreco dei denari sono parzialmente d’accordo, nel senso che la ristrutturazione degli edifici minerari andava comunque effettuata, per un discorso storico culturale che è indipendente dalla costituzione del parco
      Discorso a parte è ciò che accade negli enti pubblici e la loro gestione dove, salvo pochi esempi, nella maggior parte dei casi vi è uno sperpero dei capitali pubblici e i dirigenti non sono all’altezza dei compiti a loro assegnati, in questo caso però la colpa è della classe politica e della sua prassi. Per un reale cambiamento ovvero per scardinare il sistema clienteralistico, è necessario in primis cambiare spesso i nostri rappresentanti (non più due legislature) e da lì ripartire per cambiare le regole e premiare le capacità.
      Consideriamo la provincia del Sulcis, che è la più povera d’Italia, per un politico di professione è un grandissimo bacino elettorale dove da una semplice promessa, far lavorare delle persone a tempo determinato o prolungare la cassaintegrazione ad altri può ottenere voti fondamentali per la sua elezione non avendo però reale interesse a cambiare migliorare il sistema altrimenti potrebbe perderebbe per sempre i suoi voti.

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