La protesta diventerà distruttiva

di Giulietto Chiesa – trascrizione di un colloquio concadoinpiedi.it. Pubblicato su Megachip.

Italia bloccata per lo sciopero degli autotrasportatori che, dalla Sicilia, sta velocemente risalendo la Penisola. Code dai benzinai per fare rifornimento, e si teme che anche le scorte alimentari comincino a scarseggiare. La Coldiretti stima un danno potenziale di 50 milioni di euro al giorno. Cosa succede?

“Credo che questo sia solo l’inizio di una fase di protesta molto diffusa, perché il peso della crisi si sta riversando velocemente su larghe masse di popolazione, che sono del tutto impreparate a reggerlo. Dunque, trovo del tutto logico e normale che la gente reagisca tentando di difendersi. Il vero nodo, in questa situazione, è l’assenza di una forza di opposizione capace di organizzare queste proteste: se questa rivolta non viene guidata, se non ha obiettivi chiari da perseguire, rischia di produrre solo ulteriori disordini. Ci sono già persone senza scrupoli che intendono orientarla secondo i propri interessi”.

Una protesta così disorganizzata, che finisce per arrecare danno soprattutto ai cittadini, non rischia di diventare solo distruttiva anziché produttiva?

“Il problema è proprio questo. Se non si dice la verità alla gente e non la si aiuta ad organizzarsi,questa protesta diventerà distruttiva. Voglio fare delle domande molto precise: di chi è la responsabilità di questo stato di cose? Se il governo Monti continua a dire che la fase 2 della manovra avrà come risultato la crescita, sapendo che non ci sarà nessuna crescita, e poi la gente si infuria e reagisce con violenza, di chi è la colpa? La colpa sta sempre nei dirigenti che non sanno guidare e indirizzare il Paese. Sono loro i principali responsabili, sia pure non gli unici. La prima cosa da fare sarebbe cominciare a dire la verità: chi ha costruito questo debito? chi lo deve pagare? come si organizza la riforma morale e intellettuale di questo Paese? Se non si affrontano questi problemi, le conseguenze saranno dure, violente e drammatiche. Io faccio appello alle forze intellettuali di questo Paese perché capiscano che questa politica produrrà solo altri gravi danni. Qualunque protesta, se non ha una direzione precisa, se non sa dove andare, sfocia nella violenza. Questo fa parte delle regole generali della politica. Chi la pensa diversamente sbaglia e e ci porterà verso il peggio. Ma sono convinto che in Italia ci siano le forze intellettuali e morali per guidare questo movimento verso un cambiamento profondo.”

Come si potrebbe attuare questo cambiamento? Come ricordava Grillo qualche giorno fa, soprattutto i giovani si sentono defraudati di ogni speranza e prospettiva di futuro…

“Aspettarsi una panacea immediata sarebbe poco realistico. Ma ripongo fiducia in quei 27 milioni di cittadini italiani che l’anno scorso hanno partecipato al referendum, che hanno votato contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare. Sono gli stessi cittadini che oggi stanno inscenando nelle piazze una protesta dura e drammatica.

Innanzitutto, il debito che sta all’origine di questa crisi non deve essere pagato prima che gli Italiani sappiano chi lo ha contratto, come è stato firmato, e a chi vanno i proventi. Dire apertamente come stanno le cose sarebbe già un primo passo per una ‘normalizzazione’ della situazione. Questo debito è illegale, iniquo, e quindi va respinto, ovvero rinegoziato.

In secondo luogo, propongo che il Governo Italiano, invece di applicare le norme della Bce, promuova immediatamente una riunione congiunta con i Governi di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, e a questo punto anche di Austria e Francia, che li conduca a chiedere insieme a Bruxelles la rinegoziazione dei criteri del debito europeo.

La terza cosa da fare subito, è nominare un comitato di saggi al di sopra delle parti, non appartenenti al Governo Monti, che promuovano una nuova legge elettorale, con la quale andare il più presto possibile a nuove elezioni, perché questo Parlamento non rappresenta il Paese ed è incapace di guidarlo. Un accordo europeo potrebbe consentire allo Stato italiano e anche ad altri paesi europei di avere le finanze necessarie ad affrontare uno stato di emergenza che duri 2 o 3 anni, e per evitare che i costi di questa crisi si riversino interamente sulle classi lavoratrici e sui più poveri. E’ un piccolo pezzo di un programma politico di rinnovamento dell’Italia. Ma per attuarlo occorre abbandonare del tutto la strada che stiamo percorrendo adesso.”

 


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