Cari sardi, non distruggiamo la bellezza della nostra terra!

“Non ci vuole niente a distruggere la bellezza” citava Luigi Lo Cascio nel film “I Cento Passi” ispirato alla storia di Peppino Impastato, giustiziato dalla mafia alla fine degli anni ’70 dopo averne combattuto gli orrori per anni, da politico e attivista. Quando penso alla mia meravigliosa terra, la Sardegna, mi viene in mente questa frase. Penso all’immenso patrimonio naturalistico e paesaggistico che, nonostante la sempre più invadente presenza umana, appare oggi in molte zone ancora incontaminato. Intatto. Selvaggio al punto tale da risultare difficilmente esplorabile. Dalle zone costiere all’entroterra, la Sardegna è un divenire di colori, sfumature, profumi che riportano in pace il cuore e la mente. Immergervisi è un prvilegio. Da sarda e da cagliaritana, mi sento orgogliosa ogni qualvolta mi capita di poter vivere questi scenari incredibili. Anche solo percorrendo pochi km, partendo dal cuore della mia città per giungere al mare. L’emozione è sempre forte. Anche se questi luoghi li conosco a memoria. Quel mare e quell’immenso litorale, nonostante le offese subite a causa degli interventi maldestri dell’uomo, ancora oggi resistono e per questo li amo ancora di più. Mi commuovo al pensiero che ciò che oggi mi appare gradevole, un tempo era assolutamente meraviglioso. Penso a quand’ero bambina, quando con mia nonna andavo al mare. Allora la nostra spiaggia “il Poetto” era ancora intatta. La sabbia era bianca e finissima. Una sconfinata distesa di bianco abbagliante. Poi, dietro le dune di sabbia bollente, l’azzurro del mare. C’erano i casotti, le caratteristiche costruzioni lignee dove tutti noi trascorrevamo gran parte delle nostre vacanze. Un giorno qualcuno ha deciso che dovevano essere abbattuti. Così è stato. Senza che i cittadini potessero esprimersi in merito. Una volta eliminati i casotti e in seguito ai lavori maldestri nel vicino porticciolo di Marina Piccola, noi cagliaritani abbiamo dovuto assitere impotenti al progressivo degrado del nostro meraviglioso litorale. La sabbia veniva spazzata giorno dopo giorno dal vento, senza che alcuna barriera potesse arginarla e senza che nessuno si preoccupasse del disastro che si stava compiendo. La strada realizzata a ridosso di questo paradiso, i bracci a mare degli stabilimenti e un più recente tentativo malriuscito di ripascimento, hanno inflitto al Poetto il colpo di grazia. Oggi la sabbia bianca e fine è solo un ricordo. Al suo posto, una distesa scura e polverosa. Rimane il mare, con i suoi colori inconfondibili e lo spazio. Immenso. Il Poetto dunque non è più quel paradiso d’un tempo, ma esiste ancora. Resta uno spazio dell’anima sospeso tra cielo e terra. La natura resiste dunque. E combatte. La sua è una lotta commovente contro la stupidità umana. Il Poetto è uno dei tanti esempi di come l’uomo talvolta violi impunemente la “bellezza”. Provo malessere e preoccupazione per  il pericoloso avanzare della speculazione edilizia sulle nostre zone costiere. Un fenomeno che ultimamente sta diventando addirittura allarmante.
Pochi giorni fa mi è capitato di fare una gita in una delle zone più belle del sud-ovest Sardegna, fra Capo Spartivento, Tuerredda e Malfatano.
Sapevo che in quello che è considerato uno dei grandi tesori del Mediterraneo e una delle poche grandi aree costiere ancora intatte, era in atto una speculazione edilizia di una certa entità, ma pur avendone sentito parlare non avevo avuto modo di vedere con i miei occhi cosa stesse accadendo. Ebbene, la sorpresa è stata grande. Il paesaggio incontaminato di rara bellezza che conoscevo e che per anni ho ammirato, specialmente in estate quando si partiva da Cagliari per vivere una giornata di mare in questi luoghi da sogno, è oggi completamente oscurato da un lugubre e mastodontico complesso edilizio. Grandi casermoni più simili a carceri di massima sicurezza che a strutture turistiche, si ergono minacciosi e imponenti, coprendo la visuale sul panorama al visitatore e occultando il colpo d’occhio eccezionale che prima si offriva sul nostro splendido mare. Mi è venuto un tuffo al cuore qundo ho visto i rami recisi di pregiati olivastri e la devastazione della vegetazione spontanea. Il tutto per far spazio al cemento.

Che significa tutto ciò, mi son domandata?

Qualcuno giustifica questo scempio con le opportunità di lavoro e di sviluppo che tali strutture ricettive potrebbero offrire agli abitanti delle zone limitrofe. Ma come si può, dico, relazionare lavoro e sviluppo alla distruzione dell’unica preziosa ricchezza che possediamo, ovvero il patrimonio naturalistico e paesaggistico? Trovo in questo modo di agire e pensare un nonsenso assoluto. Mi viene in mente che noi sardi stiamo perdendo il rispetto per noi stessi oltre che per la nostra identità e il nostro territorio. Perchè siamo costretti a svendere le nostre bellezze al miglior offerente? Non siamo forse capaci di valorizzare i nostri beni, attraverso forme di turismo sostenibile? Non abbiamo forse fantasia, idee, voglia di impegnarci per creare ricchezza attraverso la “bellezza”? Siamo così privi di inventiva ed iniziativa che dobbiamo aspettare l’intervento dello “straniero” affinchè ci porga un tozzo di pane e qualche euro in più? Perchè ci facciamo occupare?  Se distruggiamo la bellezza non ci resterà più nulla. Non saremo più padroni a casa nostra. Sappiamo bene che i luoghi dove la speculazione edilizia ha avuto campo libero, hanno subito un progressivo e inesorabile degrado. Alveari di cemento e brutture dove prolifera la disoccupazione e il malessere sociale. Ce ne sono fin troppi in Italia! Vogliamo forse che la nostra meravigliosa terra diventi uno dei tanti teatri del nulla? Personalmente credo che dovremmo soffermarci di più sul valore della “bellezza”. Spiegare ai nostri figli quanto sia importante tutelare il paesaggio e le risorse naturali che la nostra terra ci offre. Dovremmo farlo ogni giorno perchè quando ci saremo abituati a vivere in mezzo al cemento, come formiche intrappolate sotto terra e non avremo più nulla di bello per cui gioire, allora si, ci sentiremo davvero poveri! Perchè avremo perso il nostro bene più prezioso. E non ci sarà lavoro che potrà ripagarci perchè avremo privato noi stessi e i nostri figli di un diritto sacrosanto: conoscere e apprezzare la nostra terra. Non saremo più sardi, ne orgogliosi di esserlo. Saremo anime perdute nel grigiore di una vita senza colori. Non voglio giudicare chi accetta l’aggressione del nostro territorio per fame di lavoro, ma vorrei invitare tutti i sardi a riflettere un un fatto. “Siamo abituati a vivere da sempre nella bellezza e per questo forse la diamo oggi per scontata”. Se non troveremo la forza e la volontà per costruire il nostro futuro autonomamente, potremmo risvegliarci un domani scoprendo di averla persa per sempre… e sarà terribile. Non è la quantità dei beni materiali che ci rende ricchi, ma la qualità della vita che conduciamo. Oggi ne sono più che mai convinta. Solo difendendo la bellezza incontaminata della nostra amata Sardegna potremo assicurarci un futuro dignitoso.

Non voglio esser costretta a dover scegliere tra l’uovo e la gallina.

Non è questo il mio concetto di felicità.

Manù Corda


About Emanuela Corda 12 Articoli
Emanuela Corda, cagliaritana, 36 anni grafico pubblicitario, Vignettista e fumettista. Appassionata di lettura, teatro, cinema, (amici a 4 zampe e non solo)

2 Comments

  1. Chi si ricorda Tuerredda com’era non può rimanere insensibile allo scempio che è stato fatto. Un autentico paradiso è stato trasformato in un agglomerato di cemento e pietra in nome di un profitto dei pochi a spese di un intera regione !!

    • Dopo aver visto quello scempio, non mi sono ancora ripresa dallo shock. Non riesco a capire come e perchè si siano date le autorizzazioni a costruire in un luogo di così alto pregio naturalistico. è un vero e proprio sfregio al paesaggio ed un offesa all’ambiente. Tanto più che alcune di quelle costruzioni sorgono proprio a ridosso del fiume. Possibile che non si siano fatte valutazioni in relazioni al dissesto idrogeologico? Cosa accadrà quando ci saranno i primi acquazzoni? Dovremo assistere ai soliti pianti dei coccodrilli? Non impariamo mai. ma chi li elegge questi amministratori locali? Li scelgono col lanternino? è incredibile.

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