Autoreferenzialità : il guasto dello schema sociale

Un sistema, un gruppo di persone, una categoria, ha la tendenza a preservare se stessa dal disfacimento. E’ una necessità insita nel concetto stesso di organismo.

Ma la domanda è : questa realtà è funzionale al benessere sociale?

In fondo, prima che medici, metalmeccanici, ingegneri, dettaglianti, siamo utenti di uno spazio sociale, nel quale scambiamo, tramite il medium denaro, beni e servizi.

Lo siamo per la maggior parte delle nostre attività : oltre il nostro ambito lavorativo, cerchiamo di curarci usando i consigli della categoria medica, ci difendiamo nell’agone pubblico tramite il consulente giuridico, ci procacciamo nutrimento da chi lo vende al dettaglio, e così via.

Per la maggior parte siamo dall’altra parte del “sistema”.

Sotto quest’ottica, se dovessimo scegliere tra l’interesse della categoria e l’interesse del cittadino come fruitore, sarebbe semplice farlo.

Quando però ci troviamo nel “sistema” la scelta non è più così scontata : la mentalità corrente trova più semplice, immediato, cautelativo, difendere la propria categoria anche quando questo danneggia palesemente il fruitore, cioè noi stessi.

Il meccanismo mentale è : se la mia categoria ruba più degli altri avrò denaro a sufficienza per mettermi al riparo dai pericoli della giungla sociale; se la mia categoria è meglio posizionata socialmente non avrò bisogno neanche di usare il denaro, basterà che usi la carica persuasiva o minacciosa del mio ruolo.

E’ un pensiero che sfiora tutti, e tutti, chi talvolta, chi spesso, chi sempre, chi con rammarico, chi con l’orgoglio del “dritto”, cediamo a questa logica.

Addirittura la politica viene dipinta come l’arte del compromesso tra interessi contrastanti di gruppi egoisti, e non l’abilità nel trovare soluzioni valide per una collettività di individui, ciascuno considerato nella sua più naturale condizione di uguaglianza.

Perfino le scienze biologiche hanno riconosciuto, smentendo in parte il dogma darwiniano della lotta senza esclusione di colpi per la sopravvivenza e la preservazione della specie, che in natura predomina invece lo spirito cooperativo, ad esempio nel meccanismo della simbiosi.

Una nuova generazione di scienziati sta riconoscendo che le intenzioni altruistiche “modificano” positivamente l’espressione genica, a dispetto del Dogma Centrale della genetica, che descrive l’uomo come una macchina programmata a priori già nella sequenza del DNA.

Il mondo aspetta un cambio di paradigma.

L’umanità aspetta che trionfi la generosità, l’altruismo, lo spirito di inclusione, da 2000 anni!

“Non è ancora il momento” dice il leader di turno. Gli Ebrei aspettano ancora il Messia che porti in terra “il regno dei cieli”. Anche le religioni sono autoreferenziali!

 

Se vogliamo fermarci alla stretta attualità, potremmo citare l’esempio della classe politica.

Presentare la categoria politica come una classe è già una contraddizione in termini : la pòlis è lo spazio sociale e non può essere ridotta ad una classe, eppure nell’asfittico panorama occidentale si considera come un corpo separato dalla cittadinanza, e così pure è percepita.

Quando il politico di professione deve fare una scelta tra idee, buone proposte ed iniziative innovative, il primo pensiero che lo assale è : cosa è più redditizio dal punto di vista del marketing politico, in altri termini, cosa rende di più in termini di voti?

Se vogliamo raffigurarci metaforicamente il politico lo dovremo vedere in un laboratorio con decine di alambicchi in cui versa quantità piccole di favori a questo o quel gruppo sociale, questo o quell’altro gruppo di interesse, e, fatte le miscele, annota sul suo taccuino demoscopico le reazioni che si son sviluppate, misurando coscienziosamente i numeri elettorali che escono fuori.

C’è anche l’assistente di laboratorio che diligentemente esegue i suoi compiti sperando che gli esperimenti del grande professore vadano a buon fine, affinché possa continuare a fare il suo…… mestiere.

Ugo Spera


 


About Ugo Spera 2 Articoli
laureato in ingegneria, risiede a cagliari

5 Comments

  1. Condivido l’istantanea!
    mi permetto solo di aggiungere un – e allora?
    Secondo me bisogna ripartire dall’idea dell’esempio,ripartire, o continuare, a guardare chi rimane fedele ad un etica, cioè ad un comportamento coerente, e sinceramente penso che ce ne siano, dal poeta al fruttivendolo, il vero punto è dargli spazio.

    • esatto!la politica ai Cittadini; che poi, per guadagnarsi da vivere, facciano i fruttivendoli od i poeti poco importa; importante che abbiano ben chiara qual’è l’etica del vivere in ecosistemi: la cooperazione senza sfruttamento dell’altro

  2. Ottimo spunto direi, aggiungo che oramai si fa politica solo attraverso i sondaggi e si porta avanti, quindi, solamente la strategia del consenso…

  3. Molto Bene! Lo scienziato Bruce H. Lipton nel suo “La biologia delle credenze, come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula” spiega in maniera impagabile il concetto di Evoluzione tramite la cooperazione; chi si impone all’altro: che sia un protozoo, una cellula, un essere umano…è destinato a perire!

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